“Napoli, la mole d’infortuni fa riflettere: responsabilità da distribuire equamente!”
A “1 Football Club“, programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Mirko Taccola, allenatore dello Scandicci ed ex difensore, fra le tante, di Napoli e Inter. Di seguito, un estratto dell’intervista.
La corsa Champions sarà sicuramente mozzafiato, con cinque squadre per tre posti e tutto ancora apertissimo. Al momento ci sono dentro Napoli, Juventus e Milan, ma mancano ancora 180 minuti che potrebbero essere rocamboleschi. Il Napoli lo escluderebbe da questa corsa?
“No, il Napoli ovviamente no. Mi riferivo agli altri due posti ancora in bilico. Credo però che alla fine possa rimanere tutto più o meno così com’è, con Milan e Juventus favorite per mantenere le loro posizioni. Certo, le partite vanno giocate: la Juve ha un derby all’ultima giornata che potrebbe crearle qualche problema, mentre anche la Roma ha il derby. Sono gare dove si rischia di perdere punti. Bisogna capire se chi sta dietro avrà davvero la forza di piazzare l’accelerazione decisiva per il sorpasso. Potrebbe esserci una sorpresa, ma sinceramente non sono del tutto convinto.”
Lei fa l’allenatore e quindi conosce bene certe dinamiche. Abbiamo visto un Napoli tormentato dagli infortuni: in alcuni momenti è sembrato quasi che l’infortunio fosse stato il vero protagonista negativo della stagione azzurra. Ha la sensazione che, se in panchina non ci fosse stato un mostro sacro come Antonio Conte, si sarebbe alzato un polverone molto più grande?
“Bisogna andare oltre il semplice numero degli infortuni e analizzare la loro natura. Se ci sono infortuni ricorrenti sempre sulla stessa catena muscolare, allora è probabile che qualche problematica nel lavoro ci sia. Ma se gli infortuni sono di natura diversa, anche particolare, allora diventa più complicato trovare responsabilità precise. Penso ad esempio all’infortunio di Lukaku sul calcio di rigore: è qualcosa di abbastanza inusuale. Da allenatore non me la sento di addossare tutte le responsabilità ad Antonio Conte. È vero che lui ha uno staff del quale è responsabile, ma poi ci sono anche persone che quel lavoro lo coordinano, lo propongono e lo ottimizzano. Se ci sono responsabilità, vanno distribuite correttamente all’interno dello staff. Però, ripeto, bisogna prima capire la natura degli infortuni. Se una squadra si fa sempre male al flessore o sempre al quadricipite, allora un campanello d’allarme si accende e bisogna intervenire. Se invece gli infortuni sono di varia natura, allora diventa difficile trovare colpe precise e spesso si tende ad attribuire tutto anche alla sfortuna.”
