Calzona: “Napoli possibile futuro, ma solo con un progetto serio”
Francesco Calzona, ex commissario tecnico della Slovacchia, è intervenuto a Cronache di Spogliatoio affrontando diversi temi legati al suo futuro e alla sua esperienza in nazionale.
Sul proprio prossimo passo in carriera, l’allenatore ha chiarito le sue preferenze: “Preferirei un club, ma non disdegno un’altra Nazionale. Mi importa il progetto: voglio provare a fare il mio calcio. In passato ho ricevuto proposte dall’Italia e da club europei, ma ho rifiutato: ci eravamo ripromessi di andare al Mondiale. Non potevo lasciare il lavoro a metà”.
Interrogato su un possibile ritorno al Napoli, Calzona non ha nascosto l’apertura: “Sfondi una porta aperta!”.
Ripercorrendo l’esperienza alla guida della Slovacchia, ha sottolineato la difficoltà della sfida: “Una bella sfida, ma io non amo la comfort zone. Ci siamo lasciati così come ci eravamo salutati la prima volta: con un sorriso e una stretta di mano”.
L’ex ct ha poi spiegato il lavoro quotidiano di un commissario tecnico durante l’anno: “Ho vissuto in Italia, ma abbiamo girato tantissimo l’Europa. Anzi, l’abbiamo smontato. Abbiamo visionato di persona e tramite le piattaforme di scouting quelli che ci interessavano. Arrivavano da 16 paesi diversi”.
Sul confronto tra nazionale e club ha aggiunto: “I tempi sono risicatissimi, devi ingegnarti per trovare allenamenti che possano trasmettere velocemente le tue idee. Con i ragazzi abbiamo fatto tante sessioni di video. L’attesa fra una sosta e l’altra però è snervante”.
Nel suo staff ha lavorato anche Marek Hamsik, di cui ha parlato così: “Ha tutto per diventare un grande allenatore, deve solo abituarsi alle pressioni del ruolo. La Federazione mi ha chiesto un parere e io ho risposto che è pronto. A Marek, però, consiglierei di fare prima un altro step”.
Infine, Calzona ha raccontato anche un retroscena sul rapporto con la Federazione slovacca e sulle sue scelte: “Da anni io intanto ho lanciato un allarme alla Federazione: abbiamo la seconda squadra più vecchia d’Europa, c’era bisogno di un cambiamento radicale. Ho portato un programma di ringiovanimento della rosa, ci sarebbe voluto qualche anno per raccogliere i frutti, ma la Federazione non era pronta. Nonostante la proposta di rinnovo, non ero disposto a restare in un posto in cui avrei dovuto ‘sopravvivere’ in nome di un contratto. Avrei voluto solo costruire”.
