Il Mattino-Como-Napoli, non solo Nico Paz: chi sono i gioielli di Fabregas che sfidano gli azzurri di Conte”
Como- Napoli sarà una sfida dal valore importante in ottica qualificazione Champions League. La gara, però, sarà anche un confronto tra due scuole di calcio differenti e anche il duello tra un club che vanta quasi il 93% degli stranieri e il Napoli che conta alcuni italiani.
“Che la Serie A sia un campionato “accogliente” lo dimostrano i numeri della nostra tabella. Il Como batte tutti, è vero, con il 92,6% di stranieri in rosa, ma le altre non sono messe troppo meglio. 26 stranieri a Verona (86,7%), 21 a Pisa (72,4%), 24 a Torino (80%). Anche le big non scherzano: la rosa dell’Inter è composta al 66,7% da stranieri, percentuale che arriva fino al 70,4% per la Roma, al 72% per la Juventus e al 78,3% addirittura per il Milan di Allegri? Como-Napoli di sabato sarà la sfida tra due squadre che guardano molto all’estero: Paz e De Bruyne, Douvikas e Hojlund, Baturina e Alisson. Politano e Spinazzola, Buongiorno e Meret – e alcuni di loro non saranno in campo – sono una rarità tricolore ormai. Avranno il compito di portare alla Champions League. «Ma non so se siamo pronti. So solo che stiamo facendo una buona stagione, i ragazzi sono cresciuti tanto e speriamo possano fare altri passi in avanti» ha spiegato ieri in conferenza Cesc Fabregas, lo spagnolo che aspetta per riabbracciare conte mentre si è trasformato in un suo tabù: «Hanno fatto un lavoro enorme, merito di Conte se il Napoli è al secondo posto nonostante tutti i problemi avuti e gli infortuni in stagione». Antonio lo ricorda bene quando era il suo allenatore al Chelsea: «Mi ha fatto soffrire tantissimo, ma a dicembre con lui volavo». Quella di Como è una vera e propria colonia sul lago.
Dall’apice della società fino alla panchina. Fabregas ne ha viste tante in giro per il mondo, così come tanti sono i calciatori che nel mondo è andato a scegliere. Veri e propri gioielli da Spagna, Argentina, Francia, Croazia, Senegal e pure Grecia. Come arginare il fenomeno? Non si può. Semplicemente. Non è un caso che in fondo alla classifica ci siano alcuni dei vivai più floridi del Paese: l’Atalanta si “ferma” a 58,3% di stranieri, 44,4% per la Fiorentina e 46,4% per il Cagliari (i sardi sono il club con il maggior minutaggio italiano in Serie A). Può essere una strada? Sì: non frenare l’arrivo di stranieri, ma consentire un sistema che sia capace di sviluppare il talento italiano che non è certo scomparso da un anno all’altro. Se ne vedrà poco al Sinigaglia, domani, affacciati sul lago e sulla Champions che verrà. Cesc ha l’aiuto di aver ritrovato quasi tutti: «A parte Addai siamo tutti a disposizione. Sarà una bella partita, di calcio propositivo, due squadre di grande mentalità». Lo sperano tutti, soprattutto dopo una settimana di Champions che ha sottolineato le mancanze italiane rispetto a quelle europee. Non sarà questa la sede per pensare a come recuperare il gap, ma di certo il calcio italiano dovrà dare una mano a Como e Napoli. Per evitare, almeno, che quelle percentuali salgano ancora.

