Graziano Cesari, le parole sul caso Rocchi!

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L’intera Serie A è all’interno di un vero e proprio terremoto. L’eliminazione dal Mondiale ha portato alle dimissione dei vertici della FIGC e come se non bastasse anche l’AIA è sotto la lente d’ingrandimento. Il caso Rocchi è seguito con attenzione e si attendono sviluppi sull’ennesimo episodi oche getta ombra intorno al sistema calcistico italiano.
L’opinionista Mediaset, e ex arbitro, Graziano Cesari si esprime sul caos che ha scosso il mondo arbitrale, oggetto di indagini della Procura di Milano.
Di seguito le sue dichiarazioni:
Sembrerebbe una cosa interna all’associazione, in attesa di capirne di più. E’ per me imbarazzante commentare questa vicenda, francamente… Si sentivano dichiarazioni che inneggiavano alla “squadra degli arbitri”, “alla mia squadra”, invece abbiamo visto che non c’è nessuna unione, ci sono rancori, inimicizie, veleni, terremoti… sui voti c’è da dire poco. L’organico tecnico può aggiungere o togliere, normale che ci sia poi diseguaglianza. Questo anno, arbitrale, è ‘horribilis’: l’Aia è senza presidente, il designatore si è autosospeso, uno dei suoi vice si è autosospeso, è una situazione di enorme difficoltà.
Non so se ci sono lotte intestine, non so se sono lotte di potere, pare che tutto riguardi solo la classe arbitrale e coloro che hanno denunciato sono solo gli arbitri dismessi. Che vuol dire questo? Che, parlando in modo pratico, quando non si arbitra manca una fetta cospicua di redditi, e questo è per loro un problema. Si ritorna nell’ombra. La dichiarazione dell’ex assistente Rocca, che forse ha dato il via a questa situazione, è sintomatica. Rocca avrebbe ammesso al Pm che se non fosse stato dismesso e se fosse passato, ad esempio, al Var non avrebbe fatto la denuncia.
E’ chiaro che se è tutto è politicizzato o se ci fosse una lotta di potere non andrebbe bene. Ovvero se un arbitro ascolta il varista non per stima professionale ma per ragioni politiche o di carrierismo, c’è qualcosa che non va. Ma non solo. Io che sono un credulone pensavo che quando si sbagliava al Var c’era una lettura sbagliata, un errore, c’era un criterio di sudditanza, a questo punto se non è così e c’era la morra cinese… Da ingenuo pensavo questo, invece se c’erano segnali in codice per indicare un intervento o meno, dall’esterno, è allora è tutto un altro discorso. Bussare o andare in sala Var è assolutamente vietato.
Non so se un azzeramento dei vertici sarebbe il rimedio a tutto i mali. Io mi limito a proporre il professionismo arbitrale, che si vari più velocemente possibile! E ancora, sui presunti contatti vertici arbitrali-club… In teoria è stato istituito un ruolo, quest’anno ricoperto da Andrea De Marco, di coordinatore dei rapporti tra Can e società. Se questa figura qui non serve o non è servita, perché è stata creata?”

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