Calzona, le parole dell’ex tecnico degli azzurri! – Sky

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Parentesi breve e non decisamente felice, quella di Francesco Calzona sulla panchina del Napoli. Arrivato già dopo due cambi a Napoli nella travagliata stagione del 10° posto, non riuscì a raggiungere nessuno degli obiettivi stagionali. Simile la situazione in nazionale, con la Slovacchia il tecnico è riuscito a mostrare cose positive agli ultimi Europei, salvo fermarsi poi ai supplementari con l’Inghilterra agli ottavi di finale.

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L’ex tecnico degli azzurri è stato tra i protagonisti della tredicesima puntata di Sky Calcio Unplugged, il podcast con Gianluca di Marzio, Stefano Borghi e Lisa offside.

Calzona ha lasciato il ruolo di CT della Nazionale slovacca lo scorso 21 aprile e nell’intervista ha parlato anche di ciò che si aspetta in futuro. Di seguito tutte le dichiarazioni.

SU KVARATSKHELIA È un giocatore fantastico con qualità non comuni. Purtroppo non siamo riusciti a trattenerlo in Italia ma bisogna dire che ha fatto uno step in avanti. Sta giocando la Champions da protagonista, si parla addirittura di Pallone d’oro. È un ragazzo fantastico da allenare e da vivere, quando lo alleni ti rendi conto delle qualità che ha”.

Ha poi espresso il suo pensiero sulle differenze dei vari stili di gioco, sulle sue preferenze e su ciò che ha provato a realizzare con la Slovacchia: “Io parto dal concetto che la fase difensiva è la prima cosa e va organizzata bene. Quella offensiva si può anche lasciare alla libertà e inventiva dei calciatori. Ci deve essere il giusto equilibrio, a me piace anche cercare di proporre un calcio che possa divertire. È vero che il risultato è fondamentale, ma ci si vuole anche divertire. Ora non viene ricordato solo chi vince, la gente si ricorda del Napoli di Sarri, dell’Olanda di Cruijff, del Milan di Sacchi, a parte quest’ultima le altre due hanno vinto poco ma vengono ricordate per ciò che hanno espresso”.

SUL FUTURO – Calzona si è poi soffermato sul suo futuro e sul tipo di esperienza che gli piacerebbe intraprendere: “La Nazionale ti da tanto ma ti leva tanto. Le partite sono ogni 3-4 mesi e ciò ti mette a dura prova. In poco tempo bisogna dare un’identità alla squadra. Noi avevamo 22 giocatori su 27 che giocano in tutta Europa, riunire questi giocatori con diverse visioni calcistiche in una visione unica è stata una prova veramente dura ma che mi ha dato soddisfazione. Il calcio di club è un’altra cosa, mi piacerebbe tornare in un club, l’Italia avrebbe la priorità ma non disdegno assolutamente l’estero”.

SULLA NAZIONALE ITALIANA – Infine sulle mancanze della nazionale italiana ha aggiunto: “Io non sono d’accordo con il fatto che ci siano troppi stranieri e che non ci siano talenti. Dobbiamo avere più coraggio a far giocare i giovani, le nostre nazionali giovanili primeggiano. Bisogna avere più coraggio e pazienza e ripartire da questo. Anche i tifosi e gli addetti ai lavori devono avere pazienza e dare tempo ai ragazzi di sbagliare. Io ho portato all’Europeo un ragazzo del 2005 che giocava nella primavera del Feyenoord, aveva delle qualità e l’ho fatto esordire senza problemi. Non bisogna avere timore di dare spazio ai nostri ragazzi”.

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