Al Maradona finisce 4-0, un risultato largo che richiama precedenti recenti ma che, a ben vedere, racconta più della fragilità altrui che della piena guarigione azzurra. La Cremonese vista venerdì sera è stata poco più di una comparsa: fragile, disordinata, incapace di opporsi al ritmo e al pressing del Napoli sin dai primi minuti.
Eppure, proprio per questo, la partita va maneggiata con cautela nelle sue conclusioni. Dopo il passo falso contro la Lazio – prima, e fin qui unica, squadra capace di espugnare il Maradona – serviva una risposta. È arrivata, netta nel punteggio, ma meno significativa sul piano della prova complessiva.
Il Napoli parte forte e indirizza subito la gara: McTominay segna al 3’, dopo aver già sfiorato il vantaggio pochi istanti prima. È il segnale di una squadra aggressiva, alta, quasi “affamata” nel recupero immediato del pallone. Ma è anche il riflesso di una Cremonese che concede spazi e tempi di giocata con disarmante facilità.
Il raddoppio arriva allo scadere del primo tempo, con Højlund, favorito anche da una deviazione. È il punto che chiude virtualmente la partita, ma non la fame del Napoli, che nella ripresa insiste e trova il tris con De Bruyne, abile a sfruttare un errore in uscita e a punire da distanza ravvicinata.
Qui emerge il tratto più evidente – e ambiguo – della serata: un Napoli “bulimico”, capace di divorare una partita già vinta, ma non sempre altrettanto lucido quando il livello si alza. Il quarto gol, firmato da Alisson al 52’, nasce infatti da una transizione in campo aperto: qualità, sì, ma anche l’ennesima prateria concessa da un avversario ormai dissolto.
Nel finale gli azzurri abbassano i ritmi ma restano pericolosi proprio in contropiede – un’arma che potrebbe diventare chiave tattica anche contro squadre più strutturate, e che fin qui è stata forse sottoutilizzata. La Cremonese, invece, resta smarrita, incapace persino di impensierire una porta rimasta di fatto inoperosa.
Resta un episodio a margine: il rigore dell’81’, causato da un fallo di mano di Grassi, con McTominay che si incarica della battuta e si fa ipnotizzare da Audero. Una scelta discutibile: non tanto per l’errore, quanto per la gestione. In una gara già chiusa, poteva essere l’occasione per responsabilizzare altri.
In definitiva, una vittoria che restituisce morale e fiducia, ma che non può essere elevata a prova definitiva di maturità. Il Napoli visto contro la Cremonese è stato brillante, ma dentro una partita troppo facile per essere davvero indicativa. Le risposte vere arriveranno altrove, quando l’altalena dovrà trovare equilibrio e non solo slancio. A cura di Maurizio Santopietro
