Durante la terza udienza del processo a San Isidro per la morte di Diego Armando Maradona, la testimonianza della figlia Gianinna ha portato forte tensione in aula. La donna ha accusato il neurochirurgo Leopoldo Luque di aver convinto la famiglia ad accettare il ricovero domiciliare dopo l’operazione, garantendo condizioni adeguate che, secondo lei, non furono rispettate. L’accusa sostiene che la morte dell’ex campione non fosse inevitabile e parla di gravi negligenze, definendo l’assistenza “inadeguata” e il ricovero a domicilio “crudele”. Il pubblico ministero Patricio Ferrari ha dichiarato che Maradona mostrava segnali critici ore prima del decesso e che un intervento tempestivo avrebbe potuto salvarlo. L’autopsia ha stabilito che la morte fu causata da edema polmonare legato a insufficienza cardiaca, aggravata da una cardiomiopatia e da un forte accumulo di liquidi.
