Una delle peggiori dell’era Conte?

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di Pasquale Salvione

Factory della Comunicazione

Una partita vergognosa, una figuraccia inaccettabile. Una delle peggiori dell’era Conte, ai livelli del battesimo di Verona, di Bologna o del tracollo di Eindhoven. Gli azzurri dovrebbero delle scuse agli oltre 50.000 che anche ieri hanno riempito il Maradona. L’applauso e il coro finale della curva sono stati solo un atto d’amore, la partita è stata un incubo. Non c’è mai stato confronto, la Lazio è stata superiore in tutto. Le motivazioni, la determinazione, l’applicazione. Il Napoli ha fatto fatica a costruire azioni, solo un possesso palla sterile finalizzato al nulla. E la prima volta negli ultimi 22 anni che chiude una partita in casa senza fare un tiro in porta. Troppo semplice per Sarri fare il suo nuovo calcio: difesa attenta e ripartenze tremende, sempre efficaci e pericolose. Solo un allenamento in vista del ritorno in Coppa Italia con l’Atalanta, probabilmente nemmeno il

Comandante prevedeva di trovare autostrade cosi larghe e tappeti rossi a Fuorigrotta. Nello stadio che ha visto interrompere la striscia di imbattibilità che durava da 26 partite di fila, esattamente da 496 giorni: l’ultima a sbancarlo era stata proprio la Lazio, 18 dicembre del 2024.

L a sciagura del Napoli è stata totale, solo Milinkovic ha salvato la faccia parando il terzo rigore in campionato. Una squadra scarica, svuotata mentalmente, probabilmente tramortita dal pareggio di Parma e dall’inter che ha iniziato a scucire lo scudetto dalle maglie azzurre. Non ha funzionato niente, a partire dai Fab Four. In campo sembravano esserci due sconosciuti con le maglie addosso di De Bruyne e Anguissa, sono andati in difficoltà anche Lobotka e McTominay. È stata fragile la difesa, gli attaccanti non l’hanno praticamente mai vista. Conte ha provato a ribaltare la squadra con Alisson, Elmas, Gutierrez, Giovane e Mazzocchi, ma non ha ottenuto risposte. Nessuna energia nuova, linea di rendimento piatta.

U na serata che deve essere un campanello di allarme per il tecnico. La Champions ora è a otto punti di distanza, ma con questo spirito ogni traguardo può diventare complicato. Per l’allenatore azzurro arrivare secondi vuol dire essere primi dei perdenti ed è uguale a chiudere terzi o quarti. Ma in questo finale di campionato è vietato abbassare la guardia, altrimenti si rischia di buttare tutto al vento. Bisogna pensare solo al presente, senza allungare troppo lo sguardo. Non hanno fatto bene a nessuno le parole sul futuro di Conte dette nelle ultime settimane, i confronti è giusto farli a risultato sportivo acquisito. Venerdì c’è la partita con la Cremonese in piena lotta per la salvezza, pensare oltre adesso è inutile. Da domani a Castel Volturno dovranno guardarsi tutti in faccia: venerdì si troveranno di fronte di nuovo uno stadio Maradona pronto a spingerli. Quei tifosi che hanno applaudito anche dopo una figuraccia del genere

meritano di essere ripagati.

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