Lavezzi detto Il Pocho, ma come è nato il soprannome tanto caro ad Ezequiel?

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L’Italia arriva subito dopo. Lo voleva l’Atalanta, disposta a dargli anche la cifra da lui richiesta, ma: “Poi si è presentato il Napoli. Per noi argentini era la città di Maradona. Ho rinunciato ai soldi, ma sentivo di dover scegliere l’azzurro”. Lavezzi segue l’istinto. E non sbaglia. “Sono stato travolto dall’affetto e dalla passione dei napoletani”, racconta, descrivendo anche scene quotidiane fuori scala, come “50 tifosi sotto casa tutte le mattine”.

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Con quella maglia nasce il Pocho – un soprannome legato a un ricordo personale “era il nome del mio cane morto: si chiamava Pocholo” – e nasce una storia sportiva importante: il ritorno del Napoli in Champions: “Al tempo era una follia. È stata una storia d’amore incredibile, e un legame che non si spezza. In Italia c’è solo il Napoli per me”, dice, spiegando perché, nonostante le chiamate delle big, non abbia mai cambiato. Il passaggio al Paris Saint-Germain è un altro capitolo, dentro un progetto agli inizi che poi diventerà vincente. “Sono stato bene”, sintetizza, ma senza mettere tutto sullo stesso piano: “Niente supererà Napoli, il posto che più ho amato“. Nella sua vita il calcio oggi è una presenza lontana, qualche partita in tv e poco più. Quel che conta ora per Lavezzi è il presente, la sua famiglia: “Voglio essere una persona che non dimentichi quello che ha passato, che riesca ad accogliere la semplicità e che si goda la famiglia. Voglio vivere, ho la fortuna di avere due figli, il dono più grande della vita”.

 

Fonte Gazzetta

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