Italia: il fallimento di un sistema che ha smesso di credere nel futuro!
Più passano i giorni e più ci si rende conto di quanto sia stata deludente la Nazionale. Ma non solo Martedì sera.
La Nazionale è una delusione dal 2014, ultimo Mondiale giocato, dopo il vuoto.
3° Mondiale a cui non si partecipa, per una squadra che ne ha vinti 4, troppi. Una intera generazione di bambini non ha mai visto l’Italia al Mondiale, una intera generazione di ventenni sarà ormai troppo grande per assaporare la bellezza del Mondiale. Perchè il Mondiale non è solo una manifestazione sportiva, il calcio senza i tifosi sarebbe un mero esercizio fisico. Il Mondiale rappresenta un bambino che sventola una bandiera, che fa il tifo per la propria nazionale, i tifosi del Milan che guardano la partita con quelli del Napoli e riescono a mettere da parte le frizioni del campionato, rappresenta persone non appassionate attaccate alla televisione, una manifestazione che unisce le persone in maniera del tutto diversa dal Campionato.
Da cosa deve ripartire la Nazionale?
Prima di far ripartire la Nazionale è opportuno che sia tutto il sistema a dover ripartire. Prendendo spunto magari dagli altri paesi Europei che hanno avuto il coraggio di far un passo indietro dopo il fallimento e che adesso si ritrovano avanti a noi anni luce, in Italia non abbiamo smesso improvvisamente di saper giocare a calcio, abbiamo probabilmente smesso di credere nei giovani.
Dell’Italia under 19 Campione d’Europa nel 2023, solo in 4 giocano in Serie A, dell’Italia finalista under 20 sempre in 4 calcano la massima Serie. Il confronto con l’Italia under 20 del 2004 è impietoso, in quel caso tutti arrivarono in Serie A. I giovani erano risorse, oggi sono visti come un rischio
Il problema principale è la paura di cambiare, la paura di rivoluzione, forse la mancanza di coraggio anche. All’indomani dell’uscita ai Mondiali 2014 il telecronista Fabio Caressa parlava di un sistema da cambiare altrimenti ci saremmo ritrovati senza Mondiale per altri 8 anni, è così è stato. Sintomo che siamo sempre bravi ad elencare i problemi, ma mai bravi a risolverli. Il famoso dossier di Baggio è stato sbandierato ai 4 venti dopo Martedì, considerandolo come una salvezza, senza rendersi conto che il problema non è il non aver dato retta a quel dossier, ma non averci provato e basta. La triste realtà è che tutti sappiamo cosa non va, ma si è preferito gestire il declino piuttosto che rischiare una rivoluzione.
Per risalire bisogna toccare il fondo, il fondo è stato ampiamente toccato, il rischio è che, invece di rimboccarci le maniche, inizieremo a scavare se non ci sarà un vero atto di coraggio politico e sportivo che vada oltre il semplice cambio dell’allenatore di turno. Siamo diventati i migliori al mondo nel fare l’autopsia ai nostri fallimenti, ma i peggiori nel tentare una cura. Continuare a ignorare i segnali, sbandierando dossier mai aperti, è un esercizio di ipocrisia che il nostro calcio non può più permettersi.
A cura di Daniele Garofalo
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