Il Mattino – “Napoli millenaria” è “Napule è”, domenica al Maradona prima di Napoli-Juve
Domenica al Maradona, prima della gara fra Napoli e Juve, ci sarà un momento magico, col debutto di “Napoli millenaria”, che altro non è che un inedito di Napule è, e Pino Daniele rivivrà ancora su quella note. Il Mattino scrive:
“Prossimamente on line, domenica il debutto ufficiale, sul maxischermo dello stadio Diego Armando Maradona, prima di una partita importante come Napoli-Juventus. Parliamo di «Napoli millenaria», della nuova versione di «Napule è» costruita dalla Fondazione Pino Daniele come sigla ufficiale delle celebrazioni per Napoli 2500. Aveva 18 anni il futuro Lazzaro Felice quando scrisse un capolavoro che la città non scoprì né capì subito, dolente atto d’amore tra mille culure e mille paure, tra l’incomprensione nascosta dietro l’oleografia e la sincerità di una profondissima voce di dentro. La nuova versione riprende voce e chitarra di una registrazione girata a Mina per il duetto che poi apparve sull’album «Boogie boogie man» del 2009. Ma non è quella utilizzata su disco: la voce del cantautore è melanconicamente adagiata sulla sua chitarra, e sembra volare sulle sei corde, come il videoclip che accompagna l’inedita esperienza sonora. Alex Daniele, figlio del Nero a Metà, si è occupato della postproduzione sonora con Fabrizio Bianco, aggiungendo con discrezione, mandolini e un tappeto di synth, richiami di gabbiani ed echi del mare. Tutto inizia, e finisce, dal mare: si parte dalle acque intorno al Castel dell’Ovo, con il Vesuvio sullo sfondo, si finisce sul faro, con il Vesuvio di nuovo sullo sfondo. In mezzo un volo da drone che attraversa dall’alto la città porosa fondata dalle sirene, che ne celebra il compleanno nel mese esatto della fondazione. Affidato al giovane videomaker Cristian Castellano, scoperto on line da Daniele junior e instradato da Laura Valente, direttrice artistica di Napoli 2500, sembrerebbe ispirandosi al volo del drago in «La storia infinita», film del 1984 diretto da Wolfgang Petersen e tratto dall’omonimo romanzo di Michael Ende. Qui, però, al fantasy si sostituisce la Storia, che sa che chi tene o mare nun tene niente, e così dopo la partenza «bagnata», segue un percorso nel cuore della metropoli, quella antica, quella moderna, quella che festeggia il quarto scudetto. Il dedalo dei vicoli colorati di azzurro e di color Maradona, un tuffo nel cratere più famoso del mondo, l’esterno del San Carlo che lascia il posto a vertiginose riprese interne, proprio come succede immediatamente dopo con il Palazzo reale e poi ancora con piazza del Plebiscito. Napoli carta sporca che tutto il mondo conosce senza conoscerla davvero, senza capirla davvero. La voce di Pino è quella della maturità, lontana dall’asprezza ribelle di una gioventù arrabbiata. La chitarra è matura e sensuale, sembra il vento che vola sopra e dentro i palazzi, tra le onde, tra le non numerosissime persone incontrate, quasi ad esorcizzare l’incubo normalizzante dell’overtourism. Le uniche folle che si vedono sono quelle sul lungomare, che festeggiano gli azzurri dopo l’ultimo campionato vinto.
