Parla Arrigo Sacchi: “Napoli e Como due squadre che amano vincere attraverso il gioco, sarà grande sfida!”
Arrigo Sacchi, ex commissario tecnico della Nazionale italiana – fra le altre – ha parlato ai microfoni de La Gazzetta dello Sport del Napoli, atteso dalla sfida interna di questo pomeriggio contro il Como.
“Giocano entrambe un bel calcio, il calcio che piace a me: aggressivo, coraggioso, propositivo. Attaccano in undici e difendono in undici. Così si esalta il collettivo. E il merito di tutto ciò è, senza alcun dubbio, dei due allenatori: Antonio Conte e Cesc Fabregas. Diversi nei metodi, a volte anche nelle interpretazioni dei singoli momenti, ma simili nell’obiettivo da raggiungere: la vittoria attraverso il gioco“.
Sfida-spettacolo, quindi, quella del Maradona?
“Non sono un indovino, ma credo di non sbagliarmi se dico che il pubblico non si annoierà. Sia il Napoli sia il Como seguono la stessa linea: vogliono dominare l’avversario, prendere possesso del campo, vogliono costruire azioni su azioni. Non si accontentano mai“.
Che cosa apprezza di Conte e di Fabregas?
“Antonio lo conosco da una vita, ormai sono più di 30 anni. L’ho avuto come giocatore quando ero ct della Nazionale e lui, terminati gli allenamenti, andava in camera e scriveva su un taccuino tutto quello che avevamo fatto. Era curioso, determinato. Sapevo che sarebbe diventato un grande allenatore, e ho avuto ragione. Ha una cultura del lavoro pazzesca, riesce a ottenere il massimo dai calciatori, entra nelle loro teste e li cambia. Un maestro. Di più: un fenomeno“.
E di Fabregas che cosa dice?
“Non lo conosco personalmente, ma vedo come fa giocare il Como. Viene da due scuole importanti, ha studiato nelle migliori università calcistiche d’Europa: quella dell’Arsenal e quella del Barcellona. Ha assorbito il gusto del gioco. Quando hai come maestri Arsène Wenger e Pep Guardiola è difficile che sbagli. Guardate come si muovono sul campo i suoi ragazzi: sanno sempre che cosa fare, quali spazi occupare, come uscire da situazioni complicate. Direste, osservandolo giocare, che il Como è una provinciale? No. E di chi è il merito se non dell’allenatore?“.
