Esclusiva-Maurizio Zaccone: “Mi auguro che il prossimo racconto possa essere di una Napoli che ha alzato definitivamente la testa”

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Alla presentazione del libro Abbasso il calcio e viva il pallone di Tommaso Mandato, il nostro inviato Emanuele Arinelli ha avuto l’onore di poter intervistare Maurizio Zaccone, giornalista e opinionista sportivo.

 

Maurizio, le chiedo subito com’è nata l’idea di partecipare alla stesura di questo libro.

“In realtà è nata l’idea ovviamente su invito di Tommy e sul fatto che il tema del libro era interessantissimo, cioè una distinzione fra il gioco del calcio e quello del pallone, ovvero quello che è diventato oggi il calcio e quello che era.

L’idea di fare un dibattito aperto fra tante persone che in maniera più o meno interna vivono il mondo del calcio mi ha solleticato e quindi mi ha dato l’opportunità di raccontare un po’ di cose”.

 

Lei durante la presentazione ha parlato dell’importanza dei bambini e delle scuole calcio. Secondo te in che cosa dovrebbero migliorare?

“Il lavoro che viene fatto è straordinario, ovviamente mi riferisco ai bambini di una fascia d’età che va dai 3, 4, 5 anni fino ai 12, 13, 14 anni. Poi in quel momento cominciano i ragazzi a tentare, forse pure fino ai 16, 17 anni perché cominciano ad avere i loro sogni di gloria.

Io ritengo che devono essere aiutate, ci sono un sacco di strutture che funzionano grazie alle rette pagate dai genitori. Però ci sono anche tante realtà dove è difficile per un genitore mandare il bambino a pagare una retta importante, quindi il lavoro è tutto delegato all’associazionismo, ovvero ai volontari che investono in scuole calcio e prendono i ragazzi dalle strade. Lo sport deve essere un diritto per tutti, non può essere un privilegio per chi può pagare una retta di una scuola calcio”.

 

 

Maurizio oltre ad essere un grandissimo tifoso del Napoli, sappiamo che è anche uno scrittore. Per il futuro ha in programma qualche nuovo libro? Sappiamo già che ne hai scritti due.

“Ho scritto un libro dopo lo scudetto del Napoli. Mi auguro che avvenga lo stesso motivo per farmi scrivere un altro, altrimenti attualmente non ho in cantina un libro, però i temi che mi solleticano sono sempre quelli che riguardano la nostra città e tutti i suoi risvolti straordinari, la sua storia, le sue uniche caratteristiche e la sua passione immensa.

Quindi se il primo libro parlava dei luoghi comuni che affliggono la nostra comunità, dei napoletani e il secondo invece è un viaggio storico della squadra, ma anche un’analisi sociale su come siamo stati raccontati da 40 anni fa ad oggi sotto il profilo calcistico, ma anche sociale.

Mi auguro di poter scrivere un libro di riscatto in un’epoca che sta vivendo adesso Napoli, che è straordinaria, di una grande opportunità economica e sociale, un grande boom turistico, quindi mi auguro che il prossimo racconto possa essere di una Napoli che ha alzato definitivamente la testa”.

 

 

 

A cura di Emanuele Arinelli

 

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