Di Conte ne parla il napoletano Tarantino suo ex quanto Antonio allenava il Bari

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Tarantino, ds vicino al tecnico nel Bari della promozione in serie A: “Quando Barreto svenne in allenamento per la fatica

 

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Quando Antonio Conte conquistò il primo successo della sua luminosa carriera da allenatore al suo fianco in panchina c’era un napoletano.

Promozione in A del Bari nel 2009, accanto all’ex campione della Juve il team manager Luciano Tarantino. «Eravamo anche vicini di casa a Polignano a mare». Dicembre 2007, il presidente del Bari Vincenzo Matarrese è a caccia di un allenatore dopo le dimissioni di Beppe Materazzi.

 

«Giorgio Perinetti, il capo dell’area tecnica, gli fa il nome di Conte. Don Vincenzo ha qualche perplessità. Un leccese sulla panchina del Bari? Perinetti insiste, convince Matarrese e blocca Conte che stava per incontrare Petrachi, suo ex compagno e direttore sportivo del Taranto. Conte parte benissimo e comincia la sua avventura»

 

Il calcio scopre Conte e i suoi duri metodi di lavoro.

«A coordinare la preparazione atletica c’era il compianto professore Giampiero Ventrone, che aveva cominciato la carriera in una mia squadra. Metodi duri? Ancora ricordo quando svenne Barreto in un allenamento in Austria. Un grande lavoro per raggiungere la serie A e uno straordinario feeling con la squadra».

Si è già visto a Napoli: Conte sa entrare nell’anima del suo gruppo, la cura e la stimola.

«Chiede tanto perché dà tutto sul campo. Cura tutti i dettagli, anche a tavola. Definiscono Antonio un sergente di ferro ma lui sa bene cosa e quando concedere ai giocatori. Ricordo che a Bari, dopo aver conquistato sette punti in tre partite, concesse due giorni di riposo come premio».

Eppure ha l’etichetta del duro.

«E questo perché, quando va in campo, non guarda in faccia a nessuno. Non vuole ingerenze e interferenze, isola la squadra. Lavoro, soltanto lavoro. C’era un grande sintonia professionale e umana con Ventrone, non mi meravigliai quando Antonio si presentò con tutto il Tottenham a Napoli per il funerale di Giampiero».

Lei era a Lecce la domenica di un partita particolare.

«Bari salvo, al Lecce serviva la vittoria per andare in serie A. Conte, leccese, venne insultato dai tifosi della sua città. Lui fece una partita super e il Bari vinse. L’uomo è questo, d’altra parte Perinetti e io lo avevamo conosciuto già a Siena anni prima, quando era il vice di De Canio».

Cosa porta un uomo del Sud a Napoli?

«Si è già visto: la grande passione, unita a una profonda competenza. Le origini non le ha mai dimenticate, il suo rapporto con la nostra terra non è finito quando nel ‘91 il grande Mimmo Cataldo, direttore sportivo del Lecce, lo diede alla Juve. Napoli è la piazza giusta per esaltarlo».

 

Fonte: Il Mattino

 

Foto Napoli Magazine

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