Dal Bari alla Juve passando per il Chelsea, Conte trasforma ogni cosa che tocca

0
Veni, vidi ma non sempre vici. Giulio Cesare Conte si presenta con l’ottimismo di un nuovo miracolo italiano. Sa comunicare ed emozionare. Lascia ovunque il segno, con tutti. Non solo perché litiga spesso e a muso duro. Il primo a fidarsi di lui è stato Gigi De Canio, che nel 2005, lo volle al Siena con lui, come vice. E i due riuscirono a salvare i toscani. L’anno dopo, prima avventura in solitario, ad Arezzo: né lui, né Sarri (che si alternò per qualche mese) riuscirono a evitare la discesa in serie C dei toscani. Antonio Conte aveva 37 anni, l’esonero arrivò dopo nove giornate (inutile lo 0-0 contro il Napoli di Reja nel primo incrocio in panchina contro gli azzurri): Maurizio resiste, invece, pochi mesi, torna il leccese che è capace di un buon finale di stagione che, però, non evita la retrocessione: colpa della Juve che perde in casa l’ultima partita contro lo Spezia. Un colpo al cuore. Le prime volte di Conte sono state sempre piuttosto complicate: a Bari lo chiama Giorgio Perinetti, pochi giorni prima il Capodanno 2007. Si legge su Il Mattino. 
Sembra un Everest la salvezza e invece la ottiene senza fatica. A quel punto, decide di restare e riporta i pugliesi in A la stagione successiva. Poi lascia, perché è fatto così. Lo chiama l’Atalanta. Dura pochissimo: 13 punti in tredici partite, non resiste e si dimette (una rarità, ma lo fa spesso). E che fa? Torna a Siena e ottiene la sua seconda promozione in carriera con tre giornate di anticipo e al primo tentativo. A quel punto, spunta la Juventus che si era piazzata al settimo posto, senza ottenere il posto nelle coppe. È il suo mondo. Trasforma ogni cosa: arriva tre scudetti in tre stagioni ed eguaglia il record storico della stagione 1949-50 con diciassette risultati utili consecutivi nelle prime 17 partite e dei 102 punti conquistati. Soffia pure una Supercoppa a Pechino al Napoli, tra le maledizione di De Laurentiis. Ma l’Europa gli è indigesta: la neve di Istanbul e l’eliminazione in semifinale di Europa League lo portano a dire addio il 15 luglio 2014. A ritiro già iniziato e lasciando il posto ad Allegri. D’altronde, cosa sorprendersi.
Intanto Prandelli ha mollato l’Italia e tocca a lui: centra la qualificazione agli Europei del 2016, ma la corsa si ferma ai quarti, con la Germania. Due settimane dpo è a Londra, firma con il Chelsea: era finito al decimo posto, con lui vince la Premier al primo colpo. L’anno dopo conquista la Coppa d’Inghilterra e lascia il posto ancora una volta a Sarri. Un anno ancora resta fermo e nell’estate 2019 riabbraccia Marotta che intanto è arrivato all’Inter: il primo anno si chiude con il secondo posto in campionato e il rimpianto della finale di Europa League persa 3-2 contro il Siviglia. La stagione successiva è decisamente più gloriosa e arriva il quarto scudetto. Estate 2021, ancora con la valigia: torna a Londra, stavolta il Tottenham: riporta gli Spurs in Champions ed è un mezzo successo. Rompe tutto nel marzo del 2023: risoluzione e anno sabbatico.

Factory della Comunicazione

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

For security, use of Google's reCAPTCHA service is required which is subject to the Google Privacy Policy and Terms of Use.