Il no alle conferenze stampa – Antonio Giordano: ” Se AdL taglia la voce del cuore”

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Il commento di Antonio Giordano:

Factory della Comunicazione

“C è uno dei tanti Aurelio De Laurentiis (rif. Spalletti) che nella sua sua veste di comunicatore stavolta ha deciso di evitare all’allenatore qualsiasi conferenza stampa pre-partita di campionato. Da qui alla fine, nell’imminenza di una gara, per Calzona non ci sarà niente da dire. Il Presidente, auto-convintosi d’essere un progressista o meglio ancora un visionario, appena lusingato dalla scelta del Barcellona di prodursi le maglie da sé – un’idea della quale può farsi vanto – s’è tuffato in questo sistema antidiluviano, rifiutato da chiunque abbia il desiderio di far sentire la propria voce al di là delle proprie orecchie. Per fare esempi a portata d’udito, Massimiliano Allegri, nei suoi otto anni juventini, ma in genere nella sua carriera, non si è mai sottratto ad una mezz’ora di umana divagazione, mettendoci la faccia e pure il muso, mai lungo. E Simone Inzaghi ha probabilmente dribblato l’appuntamento, in genere alla fine di qualche gara, semplicemente perché proprio non ne aveva più, avendo consumato pure l’ultima corda vocale. Senza voler scomodare la Nba, che spesso diventa il modello di riferimento (forse esclusivamente per i benefici economici), basta starsene in Europa per accorgersi che, in presenza d’un business di quella portata, alla Champions non si può dire di no: bisogna parlare, anche al vento, ma farlo. A scanso d’equivoci, la questione non attiene sfere personali: i giornali, le radio, le tv e i siti possono fare tranquillamente a meno di frasi più o meno vuote, e non è fatica per un giornalista mettersi a pensare, trovare argomenti stuzzicanti, elaborare un’idea. Al Napoli, si dovrebbe quasi un grazie, perché in questo modo evita il rischio che il cervello di qualcuno possa andare in letargo, costringendolo invece a tenerlo sveglio. Ma una conferenza stampa, e poi proprio in vista di Napoli-Juventus, ha un valore pure affettivo per la gente, al quale un club può arrivare anche (forse solo) attraverso questo ponte mediatico che ripetutamente, e sempre con tecniche così all’«avanguardia», è stato sgretolato con queste zone silenziose che soffocano non la visibilità ma il sentimento popolare, l’anestetizzano, anzi lo tacitano, fino ad azzerarlo. Forse sono folli al Milan, all’Inter, alla Juventus, ai due Manchester, al Psg, al Real e al Barça, all’Arsenal e al Chelsea e al Bayern, incapaci di spegnere la voce dei propri tecnici. O magari nei grandi club sanno come si fa!
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