Cds – Il Napoli all’esame di maturità: con la Juve per ritrovare se stesso

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Si torna sempre dove si è stati bene: o almeno si tenta in qualche modo di ripresentarsi, magari bussando dalla porta di servizio. È dal 2010 che il Napoli se ne va in giro per il Vecchio Continente, ha conosciuto notti cupe e o anche magiche, ha affrontato e cancellato il noviziato – quel battesimo post resurrezione del Terzo Millennio – e poi si è adagiato sulla Via Lattea, tra semifinali di Europa League (2014) che ancora urlano vendetta e quarti di Champions (2023) che sussurrano rimpianti. Ma è stato un gran bel tempo, un’evoluzione persino sontuosa, riemergendo dalla polvere della Fallimentare: e proprio ora, lo scudetto che illumina il passato, non può finire ritrovandosi nel sottoscala del calcio.

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«Noi ci crederemo finché la matematica ce ne darà l’opportunità». Quei giorni, quelle emozioni, un’epoca fascinosa e struggente, Francesco Calzona l’ha vissuta all’ombra di Sarri, poi di Spalletti e poi adesso, sono appena 270′ che l’hanno chiamato, deve far da sé, spostare gli spigoli incrociati, sistemare i ricordi sulla cassapanca e spazzar semmai la polvere: l’artimetica non fa sconti, ed è puntuale allo scoccare delle 20,45, quando Napoli-Juventus dirà cosa sarà ancora possibile immaginarsi, tra le macerie di sei mesi orribili che non gli appartengono. Scrive il Corriere dello Sport. 
La Champions si smarrisce nelle nebbia che separa dal quarto posto del Bologna, otto punti più su, e che costringe ad afferrare per la nuca la Fiorentina, l’Atalanta, adesso pure la Roma, una folla rumorosa che fa male alla coscienza e pure alle statistiche. Però, c’è un filo di luce per il Napoli, che nel suo tunnel, a Reggio Emilia, ha riscoperto la spensieratezza del passato, la leggerezza dei suoi artisti e una vena per sognare: «Viviamo alla giornata e senza fare calcoli. Sappiamo che servirà un’impresa e ci proviamo».
La Juventus è l’esame di maturità che il Napoli affronta per (ri)conoscere se stesso, per capire dove sia cresciuto e cambiato o quanto l’abbia «favorito» l’atteggiamento piatto del Sassuolo, uno slancio (il momentaneo vantaggio) e via, fino a restare sommerso sotto le onde travolgenti del tridente, il palleggio prolungato e verticale, quel pressing alto-altissimo di Calzona divenuto asfissiante ed insopportabile. «A questa squadra piace giocare il bel calcio, ce l’ha nel suo Dna, come dimostra il trionfo della passata stagione». E sarà (ovviamente) 4-3-3, presumibilmente con quelli dello scudetto: a chi affidare il proprio destino, se non a loro?
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