L’ex Napoli, Beppe Salvoldi a Gazzetta: “Quanti gol farei adesso? Oggi i difensori non marcano. Con la zona è uno spasso”

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Beppe Savoldi, ex bomber del Napoli, ha parlato in un’intervista a La Gazzetta dello Sport.

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«Aspetta…aspetta…». (Vociare in sottofondo, bambini probabilmente, qualcuno batte le mani). «Eccomi… sono al campetto, sta giocando mio nipote».
Ha fatto gol?
«No, bella azione però».
Non ci sono i raccattapalle?
(Silenzio) «Ma no, è una partita di ragazzini».
Savoldi, dicevo così perché l’ho chiamata per quella storia che la riguarda, quella del raccattapalle. Era il 12 gennaio 1975, Ascoli-Bologna 1-3.
«Andò così: anticipo un difensore dell’Ascoli, calcio, il pallone rotola verso la porta ma io non vedo niente perché sono impallato da un avversario. Poi scorgo Bulgarelli che si sbraccia e richiama l’attenzione dell’arbitro».
Era successo che il raccattapalle, si chiamava Domenico Citerioni e aveva 14 anni, aveva fatto la furbata e aveva respinto il suo tiro. E l’arbitro Barbaresco aveva pensato che fosse stato il palo.
«Il ragazzo era appostato accanto al palo, aveva infilato il piede tra le maglie della rete e zac, aveva dato un calcetto al pallone. Vidi solo che scappava via».
Il simpatico Citerioni si giustificò così: «L’Ascoli perdeva, avevo dentro tanta rabbia». Una emittente locale qualche giorno dopo lo portò sul luogo del delitto e gli fece ripetere la scena. Sembravano quelli del Ris, ci mancava solo il luminol.
(Ride) «Ci siamo poi rivisti alla Domenica Sportiva, ma non me la sono presa. E cosa vuoi che gli dicessi? Quella domenica segnai due gol».
Qualche mese dopo, estate del 1975, lei passò dal Bologna al Napoli e diventò Mister Due Miliardi. Il calciatore italiano più pagato di sempre. Scandalo, un’interrogazione parlamentare. Una bella responsabilità, no?
«Ma non tanto per la cifra in sé, quanto perché il Napoli l’anno prima era arrivato secondo e con il mio acquisto si candidava per lo scudetto, ma rendemmo meno delle aspettative».
A Napoli lei incise anche un disco. Il titolo del Lato A era una sentenza: “Tira… Goal”.
«Lo facevano sentire prima della partita, che spettacolo».
Dal 1970-71 al 1977-78 lei andò in doppia cifra in 8 campionati di fila. E si giocavano 30 partite, non 38 come oggi.
«Solo 8 volte in doppia cifra?».
I conti li abbiamo fatti bene.
«Sì, ma in tutta la carriera sono andato anche un altro anno oltre i 10 gol. E nel 1972-73 ne ho segnati 17, gli stessi di Rivera e Pulici, ma diedero il trofeo del capocannoniere a Pupi, che aveva giocato una gara in meno».
Quanti gol farebbe adesso?
«Oggi i difensori non marcano. Con la zona è uno spasso».
Chi è stato il difensore più bravo che ha affrontato?
«Bellugi. A lui non serviva menare, giocava d’anticipo».
E il compagno più forte?
«Bulgarelli, che spesso viene dimenticato. Aveva qualità, personalità, eleganza».
La sua specialità era il colpo di testa. Con 1 e 75 di altezza.
«A 12 anni saltavo 1,70: avevo il record di Bergamo. Lo stacco da terra l’ho sviluppato lì. Ma la mia passione era il basket. Sognavo di diventare professionista. Il mio idolo era “Charlie” Caglieris. Giocavo play come lui. Ai tempi del Bologna tifavo Virtus per lui».
Quattro partite in Nazionale e un solo gol.
«Bettega, Graziani, Pulici. Nella gerarchia ero il quarto».
Nel 1980 la squalifica di due anni per il calcioscommesse ha interrotto la sua carriera.
«Mi rode ancora. Mi sono preso la responsabilità io, ho pagato per tutti».
Lei ha anche allenato per una decina d’anni.
«In Serie C, anche in piazze importanti, come Spezia e Siena. Ma a certi compromessi non volevo scendere. E ho mandato aff.*** più di un presidente che faceva il fenomeno. Ho preso il patentino a Coverciano con una tesi sulla psicologia, sul lavoro mentale coi giocatori. Mi guardavano tutti storto, ora sento Mourinho e Spalletti parlare di psicologia e tutti dicono: “Ah, questi sì che la sanno lunga”. Lasciamo perdere».
Cosa direbbe a un ragazzino che oggi vuole fare il calciatore?
«Ciò che dico ai miei nipoti. Provateli tutti, gli sport. Sinner era campione di sci. Poi ha scelto il tennis. Devono avere la mente aperta… aspetta… aspetta»(In sottofondo urla, poi cala il silenzio).
Savoldi, che è successo?
«Il centravanti, davanti al portiere… gliel’ha tirata addosso».
Imperdonabile. Lei avrebbe fatto gol.
«Ehhhhhhhhh».
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