L’almanacco azzurro – I voti del Corriere dello sport: Osi, Kvara e Kim i nuovi mostri

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Di Lorenzo è il leader, Mario Rui il prof  I gol pesanti di Raspadori e Simeone  Lobotka offre una regia d’autore  Gli strappi di Politano e Lozano  I colpi di Zielinski, i tempi di Anguissa

 

Factory della Comunicazione

Meret 8,5

 

Le parate a San Siro, con il Milan, sono prodigi abbaglianti. Ma ha una serenità che appartiene alla sua natura, alla padronanza del corpo e della mente, e che l’aiuta a dimenticare che ad agosto stava per andare a La Spezia. Un fantastico normalizzatore, rende semplici gli interventi difficili.

 

Gollini 6.5

 

Una presenza con l’Atalanta, da ex, per ricordare d’aver vissuto un’esperienza indimenticabile, rispettando i patti e i ruoli, riprendendo anche se stesso.

 

Di Lorenzo 10

 

Fa il capitano, l’esterno basso, va dentro al campo, non si ferma, non esce, non conosce il turnover, non riposa, è Stachanov che però segna pure con le fattezze di un bomber, ha una personalità silenziosa, i modi gentili ed ha pure la faccia da bravo ragazzo.
What else?

 

Kim 10

 

Dalla Corea con furore, s’impadronisce dell’area di rigore, si trasforma in un muro umano (persino da solo), cancella i pregiudizi sulla propria scuola e spazza via l’ombra di Koulibaly. Il totem adesso è lui.

 

Rrahmani 9

 

La forza non è semplicemente nel carattere d’acciaio che l’aiuta ad imporsi ma nella immediatezza nel leggere gli avversari, nella ferocia con cui scivola via, oltre ogni forma di pregiudizio.

 

Ostigard 6,5

 

Poche presenze ma buone, utili per azzerare le difficoltà del momento, per dimostrare che pure in panchina c’è energia, non solo muscoli.

 

Juan Jesus 7,5

 

La professionalità è a misura di Adl, che gli offre un biennale perché la serietà non può essere considerato un optional. Conosce le regole, le gerarchie e dà ciò che deve, ogni volta che può.

 

Olivera 7.5

 

L’infortunio in Nazionale lo introduce in ritardo ma poi, alla distanza, con quella falcata così ampia, devastante, afferra spazi che gli apparterranno sempre di più.

 

Mario Rui 9

 

È «professore» ad honorem, con laurea consegnatagli da Spalletti. Un’autorevolezza sempre più densa e un piedino dolcissimo che arriva nell’area come se fosse panna montata. Sette assist, per gradire, come se fosse un’ala.

 

Lobotka 10

 

Don Andrés e mica per modo di dire: lo ricorda, ormai, pure nella postura, in quell’andatura sempre morbida, come i tocchi per gestire il più rovente dei palloni. Un po’ scienza e un po’ fantascienza, altro che regista.

 

Demme 6

 

Sarebbe la controfigura di Lobotka, con la diversità dell’interpretazione. In realtà è meno di una comparsa ma è rigoroso.

 

Zielinski 8,5

 

Ha il dna del fuoriclasse però dipende dalle lune: a volte sembra passeggi sull’acqua, altre viene inghiottito dalla bassa marea. Ma guardarlo e gustarne le idee rimane un piacere per gli occhi.

 

Anguissa 9

 

Un ballerino con movenze che rapiscono. E una intelligenza viva che sparge in quel cerchio magico del centrocampo che gli appartiene. Pare abbia il dono dell’ubiquità.

 

Elmas 8,5

 

Se i gol hanno un senso, e certo che ce l’hanno, ne sistema una mezza dozzina: è decisivo con il Lecce, a Bergamo, forse pure con l’Udinese. E poi, beh, c’è l’assist a Jack con la Juve. In realtà lo è spesso, il dodicesimo, ma con ampi poteri.

 

Ndombele 7

 

Non è marginale, non è determinante, è un robot che offre un contributo assai fisico, meno dinamico, ma utile per aggrapparsi a lui nelle circostanze suggerite.

 

Zedadka 6

 

Stralci di partite, però che gioia.

 

Gaetano 6

 

Ha scelto di restare, avendo intuito (forse) che certe storie vanno vissute in prima persona.

 

Zerbin 6

 

Dalla B a Frosinone al titolo, dicendo no al Bologna a gennaio, per non perdersi un’occasione irripetibile.

 

Lozano 7,5

 

Va ad una velocità che rischia di portarlo fuori giri, invece la doma e la controlla. Sta largo ma comunque al servizio di qualcuno.

 

Politano 8

 

Delizioso, generoso, minaccioso (quando entra per caricare il sinistro) poi pure rigoroso (dal dischetto). Un football liquido oppure classico, ce n’è per tutte le finte.

 

Raspadori 8

 

Il gol di Torino sarà il poster per la vita, meglio in Champions che in campionato, per «colpa» di Osi e di un infortunio perfido. Ma domani sarà un altro giorno e quelli alle spalle sono ricchi di sorrisi.

 

Simeone 8.5

 

Nella storia di Napoli, un argentino ci sta per diritto. La sentenza che arriva da lontano, dalla panchina, e punti di platino a Milano, con la Roma, a Cremona.

 

Bereszynski 6

 

La Coppa Italia dura niente e a lui resta il ruolo di osservatore. Pure da fuori campo si vibra.
Zanoli *6
Ventuno minuti tutto compreso, prima di andare alla Samp, ma per tornare.
Ounas *sv
Appare a Verona e con il Monza e poi si trasferisce al Lilla. Ma è campione per l’almanacco.

 

 

 

Fonte: Cds

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