Nel momento più bello quei cori allo stadio sono fuori luogo

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L’ex rettore:

Factory della Comunicazione

E mò? Adesso ci vuole grande freddezza. La sconfitta contro il Milan è stata di dimensioni tali da non essere spiegabile sul piano razionale. Certo può capitare. E nulla toglie all’eccezionale campionato disputato fino ad ora. L’unico rischio è che da una simile imbarcata ne consegua una perdita di certezze. Quod deus avertat! Quello su cui mi voglio intrattenere è il comportamento del pubblico . O meglio degli ultras. O meglio ancora di alcune minoranze degli ultras. Questa città aspetta da oltre trent’anni uno scudetto. Quasi tutti lo danno per già vinto (sbagliando). Tanto che l’unica questione aperta è dove si terrà la festa, con quali modalità, chi potrà parteciparvi, pur non avendo ancora vinto nulla.
Eppure allo stadio l’unico coro che si è ascoltato è stato “ADL figlio di p…”. Un coro volgare contro il presidente che sta portando la squadra al trionfo. Roba da ospedale psichiatrico. Con gruppuscoli che hanno impedito agli spettatori di tifare, di cantare, di sostenere la squadra pretendendo l’esclusiva per i loro cori insultanti. Arrivando a provocare una vera e propria rissa. Utilizzando le cinghie per costringere tifosi innocenti a non tifare! Essi sono formati da delinquentucci in servizio permanente effettivo che, forse, assumono il mancato ingresso di bandiere, megafoni e tamburi come scusa per nascondere altri inconfessabili fini. Con questa gente non ci può e non ci deve essere clemenza. Occorre isolarli. Espellerli dallo stadio. So che è facile da dire e difficile da realizzare. Ma qualche cosa bisogna fare perché le curve non finiscano nelle mani di facinorosi violenti. Dico questo pur sembrandomi, a naso, eccessive le limitazioni vigenti. Chi governa deve evitare di assumere posizioni draconiane e fare muro contro muro. E deve tendere una mano alla parte sana del tifo che è maggioritaria e vuole soltanto far festa sullo stadio. Con un tamburo o un megafono non è mai stato ucciso nessuno. Un discorso a parte merita la politica dei prezzi. Ma non abbiamo spazio. Certo che è un vero peccato rovinare così l’immagine di una stagione fino ad oggi trionfale”.

A cura di Guido Trombetti (Il Mattino)

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