Kvaratskhelia è l’ultimo figlio di un calcio lasciato troppo in disparte

Spesso il calcio georgiano è stato poco considerato, a torto

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All’annuncio che Kvaratskhelia sarebbe diventato un calciatore del Napoli, tutti si sono chiesti se fosse il caso di sostituire un volto storico come Insigne con un ragazzo georgiano, una nazione che è balzata sulle prime pagine della cronaca più per motivi extracalcistici a causa della forte ingerenza della Russia, di cui era parte quando era ancora Unione Sovietica. Vi sorprenderà sapere, invece, che il calcio georgiano è sempre stato lontano anni luce dal freddo e calcolato sistema sovietico incarnato da Lobanovskyi, secondo cui “nell’eccellenza di un calciatore il talento incide per l’1% e il duro lavoro per il 99%“. Perché? Semplice: il calcio georgiano è molto più vicino al Sudamerica che all’Europa e non è un caso che i calciatori di queste terre vengano definiti “Brasiliani del caucaso” o “Grandi uruguaiani” e questo fin dai primi anni 20. Il calcio che si sviluppa e fa fiorire talenti in Georgia esalta l’individualismo contro il collettivismo, forse un’eresia visto che il calcio è un gioco di squadra, ma l’improvvisazione vince sulla programmazione, la fantasia sul realismo. E’ così che nasce il modo di giocare di Kvaratskhelia, capace di incantare Napoli e il mondo dopo l’ultima partita di Champions, con la sua andatura trotterellante e la sensazione che possa fare qualcosa di strabiliante in qualsiasi momento.

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