Azzurra Massa: “Mio padre? Apprezzavo di lui un aspetto in particolare. Il mio mito giocava nel Milan”
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Il peso di un cognome importante e la voglia di giocare a calcio, nonostante tutto e tutti. Azzurra Massa è stata una dei simboli del calcio femminile negli ultimi anni a Napoli, una città che sta imparando a conoscere e apprezzare una disciplina via via sempre più in crescita e presente a tutte le età. Ha giocato con la maglia azzurra del Napoli Femminile, con quella granata del Pomigliano e in entrambe esperienze ha dimostrato di essere una calciatrice di Serie A. Con alle spalle tutti gli insegnamenti di papà Giuseppe – stella del calcio a Napoli negli anni ’70, con nel palmares una Coppa Italia vinta in azzurro nella stagione 1975/76 – e davanti una carriera da vivere ancora tutta da protagonista. C’è però un mito nella vita di Azzurra, e non poteva non essere un calciatore: un elemento di estro e fantasia, di classe innata e di genio. Di quelli che ti facevano venir voglia di accendere la tv per guardare una partita o di correre allo stadio.
Qual è stato il suo mito? «Domanda forse complicata, ma risposta molto facile. Non ho dubbi, ho sempre visto Kakà come mio mito giovanile, un calciatore che mi ha fatto innamorare da piccolissima quando era in Italia e giocava con la maglia del Milan».
Le piacciono i fantasisti in campo? «Ho sempre amato quel tipo di calciatore che si rivede un po’ nell’immaginario comune come il calciatore brasiliano: Kakà è sempre stato un calciatore per me eccezionale, un vero mito oltre che un punto di riferimento. Un gradino più giù ci metto Ronaldinho. Se dovessi sceglierne uno che ancora gioca oggi direi Neymar».
Negli anni ha mai avuto modo di incontrare Kakà, da colleghi? «Non l’ho mai conosciuto, ma ho avuto l’occasione di vederlo in campo, da vicino, una volta: era un Napoli-Milan e lui indossava ancora la maglia rossonera. Da napoletana non ho perso l’occasione e sono andata a vederlo allo stadio».
Si è ispirata a lui da giovanissima, in campo? «Forse sì, ma inconsciamente, non era una cosa voluta. Non volevo emulare nessuno. Sono sempre stata attratta da quel tipo di calciatore: qualità, talento, fantasia, ma anche attitudine al lavoro. Mi sono rivista un po’ in quel modo di giocare a calcio quando vado in campo. Rivedendo le mie caratteristiche posso dire che mi sono fatta influenzare da lui».
E quanto è stata influenzata da suo padre? «Molto poco. Mi è sempre stato accanto nella vita e anche nel calcio, ma mai invadente. Una qualità che gli ho sempre riconosciuto».
Essere una Massa, però, deve aver inciso in qualche modo? «Sicuramente ha contribuito a darmi visibilità. Mio padre è stato bravo a imporsi in campo in una città che ama i suoi calciatori. E poi era anche la sua città, il che vale doppio. A distanza di anni la gente non l’ha mai dimenticato, l’ho capito durante gli anni, e questo è un ricordo bellissimo, la testimonianza di quello che si può essere facendo il calciatore. Che ha contribuito anche a darmi un po’ di visibilità in più rispetto a quello che il calcio già normalmente ti regala a Napoli».
Qual è il consiglio che ricorda con più affetto? «Tanti, mi è sempre stato vicino. Ma forse l’insegnamento migliore è stato lasciarmi fare: è stato bravo, nei primi anni, a restare dietro le quinte, a farmi sbagliare quando si doveva o farmi affrontare le cose che accadevano. Da sola o comunque in prima persona. Ma poi sapevo di poter contare sempre su di lui».
Torniamo ai miti: ne ha qualcuno anche nel calcio femminile? «Forse no, ma ci sono alcune calciatrici che ho visto giocare e che stimo molto».
Chi sono? «Su tutte, due straniere. La prima è certamente Andressa, brasiliana della Roma: anche lei ha quelle caratteristiche che mi avevano fatto innamorare di Kakà da ragazzina. E poi c’è sicuramente Alex Morgan, uno dei simboli più importanti del calcio femminile nel mondo, da sempre».
Come ha archiviato l’ultima stagione? «Non bene, sono un po’ delusa. Ma nonostante tutto abbiamo raggiunto un obiettivo importante come la salvezza a Pomigliano».
Sperava di giocare di più? «Me lo auguravo e penso di meritarlo. Ma è andata diversamente e ora bisogna guardare avanti. Ringrazio il Pomigliano, credo di aver scritto anche io belle pagine della loro storia. Il prossimo anno ripartirò altrove, ma guarderò sempre la mia ex squadra con affetto».
Gennaro Arpaia (Il Mattini)
