C’è chi non pronuncia quella parola, chi tocca ferro, chi sparge sale, chi, insomma sceglie il diritto alla scaramanzia e chi, invece, prova a liberarsene. L’ex rettore della Federico II, Guido Trombetti. «Ho deciso di fare un esorcismo alla superstizione stessa – spiega il matematico – e non solo pronuncio senza timore la parola scudetto ma dico anche che, a questo punto, dopo che siamo in testa a marzo, sarebbe stupido non parlarne. Il Napoli può vincere il campionato. Ma non è il favorito. Ecco, userei questa formula cautelativa e razionale. Non è il favorito per una questione di numeri. Il mio è un ragionamento, che oppongo nella sua logica probabilistica alla scaramanzia: a undici giornate alla fine, c’è il 90% di probabilità che lo scudetto sia vinto da una delle prime tre attuali. Le distribuisco così: 32 Inter, che ha una partita da recuperare, 29 e 29 Napoli e Milan. Poi, poiché la matematica lo consente, e ci sono state nella storia delle rimonte, assegno il 5% alla Juve e il 5% all’Atalanta. Può essere l’anno buono? Certamente! Dirlo non porta male, anche se confesso che per molti anni ho evitato anche io di pronunciare la parola scudetto».. Sulla linea della razionalità anche la scrittrice Viola Ardone, il cui ultimo romanzo, Oliva Denaro, è stato proposto per la corsa al premio Strega. «Non sono superstiziosa – dice – perché mi sembra una forma di autocensura, un modo per condizionare le proprie azioni e anche d’altra parte per minimizzare le proprie responsabilità. Il superstizioso, se qualcosa gli va bene, deve dire grazie al gesto apotropaico che ha compiuto, se gli va male può sempre dare la colpa alle cattive influenze degli altri, agli occhi secchi. Il non scaramantico se la può prendere solo con se stesso. Spesso fare autocritica non conviene, meglio affidarsi ad agli e fravagli. Io però non ci riesco. Meglio guardare in faccia la realtà».
Il Mattino
