D. La Marca, avvocato: “Condivido la politica della società di puntare sui giovani”

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Su 1 Station Radio, è intervenuto Domenico La Marca, avvocato esperto di diritto sportivo e scrittore:

Il Napoli
“Il Napoli in questi anni ritengo che abbia fatto più del dovuto con acquisti importanti, mi riferisco in particolare modo Osimhen e Lozano, purtroppo ai grossi investimenti non sono succeduti i risultati sportivi sperati. Le conseguenze economiche del Covid e il mancato ingresso per due anni di fila in Champions League in qualche modo hanno inciso sulle casse del Napoli, che non potendo contare su un fondo o su una proprietà dai fondi illimitati, ha indotto il club a fare di necessità virtù. Soprattutto negli anni di Mazzarri e Sarri pur non potendo contare su rose all’altezza, in termini di investimento, rispetto alle dirette rivali, il Napoli ha sfiorato più volte la vittoria dello Scudetto, attraverso una maniacale programmazione e pianificazione, riuscendo ad anticipare la concorrenza su calciatori che poi hanno fatto le fortune del club. Ritornare a questa strategia personalmente non lo ritengo un ridimensionamento anzi la reputo la strada per rendere il Napoli ancora più competitivo per il futuro. E’ un peccato ad esempio vedere Insigne lasciare il calcio italiano, ma se avesse rinnovato alle cifre, che attualmente percepisce, comunque avremmo parlato per il Napoli di un investimento di quasi 50 milioni per un calciatore di 30 anni. Condivido pienamente la politica della società che ha deciso di puntare nuovamente su profili giovani ma che nelle mani di Spalletti possono davvero esplodere, i nomi di Parisi, Olivera, Bajrami e Frattesi che sento girare rappresentano una garanzia per le rinnovate ambizioni del club azzurro”.
Gli oriundi
“Non condivido la polemica sugli oriundi. Gli oriundi hanno fatto parte sempre della storia della nostra nazione, a partire da Aebi nel lontano 1910 e che poi fece parte anche della commissione tecnica nei difficili anni post Superga. I mondiali del ’34 e ’38 ne sono un’ulteriore dimostrazione, i vari Guaita, Orsi, Monti ed Andreolo ad esempio hanno fatto si che oggi la nostra nazionale possa vantare 4 titoli. In generale la crescita calcistica del nostro calcio è passata proprio da questa commistione con altre nazioni, basti pensare che oggi spesso sentiamo parlare di zona “Cesarini”, questa forma lessicale acquisita nel nostro gergo calcistico deriva dalla capacità di segnare allo scadere di Renato Cesarini, campionissimo bianconero che negli anni ’30 fece impazzire il pubblico italiano, ed in particolare in una sfida con l’Ungheria dove un suo gol negli ultimi minuti risultò determinante per il successo azzurro. Abbiamo avuto anche un oriundo con la fascia di capitano mi riferisco a Montuori in una sfida con la Svizzera negli anni 1960. Lo stesso Camoranesi si è rivelato una pedina importante per la vittoria del mondiale 2006 come del resto Jorginho nell’ultimo Europeo. Forse nell’ultimo periodo la qualità di alcuni oriundi convocati in nazionale non è agli stessi livelli degli illustri predecessori. Però criticare gli “oriundi” vuole dire non conoscere la storia calcistica e culturale del nostro paese. Inoltre mi soffermerei sulla mancato coraggio dei nostri club di pescare nelle categorie inferiori dove ci sono talenti che hanno bisogno solo di un po’ di fiducia. In tal senso la regola di limitare i prestiti, introdotta dalla Fifa al fine di equilibrare i rapporti di forza con i grandi club, potrebbe avere dei risvolti davvero negativi per la crescita dei giovani calciatori soprattutto in Serie C”.
Gli eroi dello stretto. L’impresa del Messina stagione 2004-2005
“L’idea di realizzare “Gli eroi dello stretto. L’impresa del Messina stagione 2004 – 2005” nasce durante il primo stop dovuto dal Covid, in quel periodo, in cui purtroppo ci siamo fermati tutti, ho avuto il piacere di sentire la maggior parte dei protagonisti di quella stagione. E’ stato davvero un orgoglio poter raccontare quella stagione del Messina, che riuscì a compiere un percorso eccezionale da neopromossa. Inoltre quel Messina è diventato per certi versi una squadra “cult” della nostra storia calcistica, grazie a quella avventura molti di quei ragazzi hanno poi raggiunto importanti traguardi. Nel libro oltre a raccontare passo dopo passo il campionato della compagine peloritana, mi soffermo sui tanti artefici di quella strepitosa stagione, cercando di trasportare nei capitoli a loro dedicati tutte le emozioni che mi hanno trasmesso”

 

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Fonte: 1 Station Radio

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