EURO2020 – ITALIA, centrocampo: i nostri tre top ormai ai livelli dei più grandi

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Così come l’ultima Italia arrivata in finale a un Europeo, quella di Prandelli del 2012, anche questa manciniana è stata caratterizzata dalla scelta del ct di affidarsi ai migliori centrocampisti disponibili (allora Pirlo, De Rossi, Marchisio e Montolivo, a rombo mobile) capaci di sviluppare un gioco singolare, di qualità, propositivo, poco riconoscibile nel raffronto con i club del campionato. In più in questo caso l’opzione doppio play e la ridotta fisicità degli interpreti (a cui va aggiunto Insigne) avevano alimentato dubbi in parte della critica sul reale valore internazionale di Barella-Jorginho-Verratti. La striscia infinita di risultati utili in tre anni, la potente risalita nel ranking non sembravano elementi sufficienti a cancellare certi scetticismi.
La finale raggiunta dovrebbe essere sufficiente a chiudere il discorso, anche se restano la sofferenza e l’oggettiva superiorità del palleggio spagnolo. In questo caso ha pesato a nostro avviso, oltre alla qualità dell’avversario, il fatto che in questo Europeo il trio azzurro ha potuto contare sì su un Jorginho a livelli siderali, mentre Verratti e Barella hanno avuto un rendimento solo a tratti vicino ai propri standard migliori per problemi di condizione fisica. Il parigino addirittura ha rischiato di non partire dopo l’infortunio al ginocchio di inizio maggio. Rientrato col Galles, ha giocato quattro partite di fila, lottando prima con se stesso che con l’avversario di turno. In parte il discorso vale per il fresco campione d’Italia, spremuto da una stagione a tutta birra, origine di una stanchezza che affiora attraverso un certo nervosismo.
Però, se è pur vero che Mancini ha saputo sfruttare le grandi qualità di ragazzi formidabili come Locatelli e Pessina, sfruttando anche la duttilità di Cristante, a meno di ulteriori problemi, sembra remota la possibilità che il ct rinunci ai suoi uomini di maggior qualità ed esperienza proprio nella grande notte di Wembley. Nel finale contro la Spagna per altro l’Italia aveva in campo il massimo della fisicità possibile in mezzo, senza però la qualità e la fantasia necessarie per provare a chiuderla prima dei rigori. Per questo anche domenica sarà Mancini a calibrare la sua creatura, partendo però dalla conferma iniziale del suo centrocampo visionario. 

Factory della Comunicazione

A cura di Andrea Santoni

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