Ruud Krol: «Bisogna fermarsi subito per non cancellare i sogni di milioni di tifosi»

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Ruud Krool: «Qui si spezzano i sogni, qui si toglie la possibilità di ribaltare il destino. Miracoli come quelli del mio Ajax o del Nottingham Forest di Brian Clough erano già complicatissimi da ripetere ma così diventano impossibili. E non è giusto che il Napoli e i suoi tifosi, per esempio, non possano più incontrare il Real Madrid o il Liverpool se non in una amichevole ad agosto. Che senso ha?». Ruud Krol è stata una delle stelle più luminose dell’Ajax degli anni 70 e della grande Olanda che ha incantato il mondo. Nel Napoli ha giocato dal 1980 al 1984.

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Krol, il dado è tratto? «Spero di no. Mi piace la presa di posizione di Bayern e Paris St. Germain, perché significa che in questo mondo c’è ancora chi non pensa solo agli interessi economici ma anche al fatto che questo sport è passione pura. E che porta le persone allo stadio per regalare divertimento. E quelle persone non sono soltanto dei bancomat a cui chiedere danaro per la pay tv o per l’abbonamento o la maglia. Magari si divertono a vedere non solo Manchester City-Inter ogni anno ma anche Manchester City-Ajax oppure le partite dei campionati nazionali».

Il suo Ajax ha vinto tre Coppe dei campioni.  «Eravamo un fastidio in quei tempi. Come lo era il Feyenoord. Anche allora le big ci vedevano come degli intrusi: penso al solito Real Madrid, al Barcellona ma anche alla Juventus che spendevano sempre tanto in estate sul mercato. In tanti di quell’Ajax rinunciarono a lungo alle lusinghe di ingaggi più alti pur di continuare a restare ad Amsterdam, con le nostre abitudini, le nostre vigilie nella mitica Bottega Jopman, un piccolo bar nel centro a bere birra o i nostri allenamenti con le biciclette. Ricordo ancora il premio per la vittoria della Coppa del 1973, quando battemmo la Juventus a Belgrado: Jaap van Praag ci regalò 25mila fiorini. Lo stesso premio di due anni prima quando a Rotterdam avevamo battuto l’Inter. Basti pensare che un appartamento a Zuid o nel centro di Amsterdam all’epoca costava venti volte di più. Rispetto ai premi di adesso quasi viene da sorridere».

Lei però venne al Napoli. «Perché dopo 13 anni mi ero stancato di fare le stesse cose ogni giorno. Iniziavo ad annoiarmi e decisi di cambiare. Ma non certo per soldi».

Questa SuperLeague proprio non le piace? «No. Quali sono i criteri che hanno scelto? I fatturati. E allora il campo, i gol, il gioco non servono a nulla? Possono fare le classifiche in base ai ricavi di bilancio allora».

Tutti dicono di no, ma anche quando è nata la Champions tanti erano contrari. «Ma era diverso. Si ampliava il numero dei partecipanti, si estendeva la possibilità di competere anche a chi non aveva vinto il campionato. Qui chi vince la serie A può non prendere parte alla SuperLeague a meno che gli organizzatori non si passino la mano sulla coscienza. E bene fanno Uefa e Fifa a puntare i piedi. Anche se non parliamo di enti benefici…».

In che senso? «Ricordo che la Fifa nel 78 ci impose in nome del business di andare in Argentina per giocare la Coppa del mondo quando ormai in tanti sospettavano delle violenze della dittatura di Videla. Solo dopo sapemmo delle torture altrimenti mai avremmo accettato di scendere in campo. E non mi pare che la logica che adesso porti a disputare il Mondiale in Qatar sia molto diversa. Quindi, non è che si possa fare la morale ai club che pensano al denaro, in questa vicenda non credo ci siano buoni e cattivi ma ci sono soltanto interessi che contrastano. E in mezzo ci sono i tifosi».

Cosa fare adesso? «Ogni cambiamento porta a delle rinunce. La Champions ha cancellato la Coppa delle Coppe e la Coppa Uefa perché l’Europa League non piace a nessuno e non solo per una questione di soldi. Questa SuperLeague avrebbe la forza di un ciclone, perché davvero le coppe europee non avrebbero alcun valore. E quindi a milioni di tifosi sarebbero costretti a vedere per partite nel salotto di casa, senza fare il tifo, come se fossero davanti a un film. Penso ai tifosi olandesi: non credo che secondo i ragionamenti dei nuovi padroni del calcio ci sarebbe posto per i club del mio Paese. Eppure l’Ajax due anni ha eliminato la Juventus o sbaglio?».

P. Taormina (Il Mattino)

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