Cabrini si scusa: «Nessun giudizio, sono stato travisato». Ma la città si ribella

L’ex juventino aveva affermato: «Se fosse stato  alla Juve, Diego ora sarebbe vivo» 

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Manco fosse una partita di calcio, e di certo non è, Napoli-Juventus ricomincia proprio mentre Diego Armando Maradona è uscito di scena. E nei riflessi di ciò ch’è stato, di quel ch’è rimasto, di quello che germoglierà, sembra avvertirsi ancora il rumore sordo di tackle vigorosi, stavolta rovinosi, che solcano la rotta di una sfida eterna. Sembra d’essere stati catapultati, persino gratuitamente, in un’arena, trascinati stavolta da un’entrata dura e assai composta, che Cabrini lascia lì nell’atmosfera spenta d’una città ferita, e che ritoccano quell’etichetta da bell’Antonio, perché adesso l’eco che si diffonde da Irpinia Tv diventa un ronzio fastidioso che accende una partita diversa: «Maradona sarebbe ancora vivo se all’epoca fosse stato alla Juventus. Diego è stata una leggenda vivente e un avversario gentiluomo, che come tanti altri fuoriclasse ha saputo dare nello stesso tempo il meglio e il peggio. Sarebbe ancora qui con noi se avesse giocato con noi, perché l’ambiente – non la società – lo avrebbe salvato. L’amore di Napoli è stato tanto forte e autentico quanto malato».

Il brutto della diretta, maledizione, che Cabrini prova a cancellare con una immediata rettifica: «Il mio non era un giudizio morale, ma sull’energia di una città che non poteva contenere tutta questa passione. Il senso delle mie parole è stato travisato». Ma intanto Napoli-Juventus è ricominciata. A. giordano (CdS)

 


 

 

 

 

 

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