Bakayoko: La prestazione dell’ex Chelsea alla prima in azzurro

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Bakayoko sta a guardia della frontiera e quando serve diventa ferrovia. E questo mancava al Napoli, ora c’è e fa ben sperare, regala una tranquillità inaspettata, permette il sogno, e anche un gioco molto più ampio. È un calciatore che restringe lo spazio quando va in pressione: un po’ perché ne occupa tanto, un po’ perché ha delle gambe lunghissime che diventano artigli per il pallone, ideale nell’aggressione dell’avversario, nel pressing alto, è uno di cui è difficile liberarsi, di abbatterlo non se ne parla, e per aggirarlo ci vuole tecnica e grande corsa, costringe a liberarsi del pallone ragionando male e quindi crea un vantaggio alla sua squadra quando va in pressione, cosa che è accaduta spesso contro l’Atalanta. In una linea di centrocampo il suo apporto è di grande ordine, e questo Rino Gattuso lo aveva scoperto già al Milan quando allenava Bakayoko. 

Poi ci sono i vantaggi provocati dal suo portare la palla, la forza dei suoi quadricipiti ne fa un carro armato difficile da spostare, è lo stesso vantaggio della marcatura, solo che apre spazi e quindi possibilità per gli inserimenti sia laterali che centrali. Poi ci sono i difettucci, certi tocchi rozzi, che rovinano in allunghi di palle che vanno perdute, come a disegnare la giocata migliore, ma a questo può e deve rimediare Fabian Ruiz. Bisogna evitare che distribuisca il pallone, che si trovi nella condizione di inventare, perché non è un illumina-corridoi, per nulla, è un conquista-spazi. È fortissimo nella difesa, e molto meno forte nell’attacco. Un punto di sella. Non sarà mai un playmaker ma può essere un grande mediano. Gli mancano certi automatismi nelle ripartenze, ma se Gattuso lo educa al tocco ravvicinato riduce di moltissimo il margine d’errore. Va regolato. Fonte: Il Mattino

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