Oliviero, Rettore Univ. Perugia: “La mia cortesia mi ha condotto in un tritacarne”

"Ho sentito Paratici al telefono dopo l'esame, neanche lo conosco"

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Il caso Suarez continua a far parlare e coinvolge, anche, il mondo accademico della città di Perugia. Maurizio Oliviero, irpino di Lioni, magnifico rettore dell’Università con sede nella città umbra, è testimone nell’inchiesta della guardia di finanza sull’esame di lingua italiana dell’attaccante spagnolo.
«Certo, è stato un mio conoscente che è impegnato nell’entourage della Juventus ad avermi contattato per sapere se presso l’università degli studi di Perugia fosse possibile sostenere l’esame per la certificazione di conoscenza della lingua italiana. Ma non dico chi sia perchè non metto altra gente nel tritacarne come ci sono finito io». In questa delicatissima fase dell’inchiesta benché contattato dopo il famoso esame dal dirigente juventino Paratici, smentisce che sia stato proprio il chief football officer bianconero ad averlo contattato la prima volta. In serata si è saputo da Torino che è stato Federico Cherubini, capo dell’area tecnica della Juventus, a contattare in virtù di una vecchia conoscenza Oliviero per sapere se il suo ateneo tenesse gli esami di italiano necessari per la cittadinanza. Oliviero ci tiene sopratutto a distinguere con chiarezza le due istituzioni, la sua università e quella per stranieri oggi nella bufera, per non recare pregiudizio alla sua di università che «ha settecento anni» e la Stranieri che esiste da settanta anni.
Oliviero, è ritenuto dalla finanza nell’organizzazione dell’esame di Suarez una specie di mediatore. Cosa si è detto nella telefonata tra l’uomo della Juve e il rettore? «Il mio ruolo nella vicenda si è limitato a mettere in contatto il club calcistico con l’Università per stranieri di Perugia. Tengo a precisare che in nessuna occasione ho subito od operato alcuna sollecitazione, esplicita o implicita, che potesse lasciare intendere qualcosa di diverso rispetto alle semplici informazioni oggetto della conversazione. Il mio ruolo nella vicenda si è quindi esaurito nelle brevi interlocuzioni necessarie allo scopo».
Facciamo un passo indietro, cosa è accaduto prima dell’esame di Suarez del 17 settembre? «Sono stato contattato da un conoscente, attualmente impegnato nell’entourage della Juventus, per sapere se presso l’Università degli Studi di Perugia fosse possibile sostenere l’esame per la certificazione di conoscenza della lingua italiana. Ho comunicato all’interlocutore che presso il nostro Ateneo non è disponibile questo tipo di servizio e che, probabilmente, faceva confusione tra il noi e l’Università per stranieri. E’ mio dovere chiarire anche a causa della confusione creatasi nella diffusione della notizia – che l’Università degli Studi di Perugia e l’Università italiana per stranieri di Perugia sono due istituzioni accademiche totalmente autonome e distinte e che la prima non ha avuto alcun ruolo nella vicenda che sta occupando in questi giorni gli organi di stampa».
Perchè allora si interessa così approfonditamente della vicenda? Risulta che ci siano stati contatti tra lei la rettrice dell’università per stranieri Giuliana Grego Bolli e il direttore generale Simone Olivieri…. «Sia per ragioni di cortesia istituzionale, sia per il beneficio che la Città e il territorio ne avrebbero presumibilmente potuto trarre, ho provveduto a mettere in contatto l’interlocutore con la Governance dell’Università per stranieri».
Ma poi, dopo l’esame, dalla Juventus lei ha ricevuto formali ringraziamenti, da un dirigente importante come Fabio Paratici…«Specifico che l’unica volta in cui sono entrato in contatto con il dottor Paratici è stata in occasione di una garbata telefonata di cortesia, ricevuta alcuni giorni dopo l’esame, con la quale lo stesso voleva comunicarmi che l’entourage del calciatore era molto soddisfatto per l’accoglienza ricevuta presso l’Università per stranieri. Mi chiamò l’altra persona e mise il telefono in viva voce. Paratici parlò per pochi secondi dicendo che lo staff del calciatore gli aveva riferito di essere rimasto positivamente colpito dall’accoglienza ricevuta a Perugia dall’attaccante e quindi riteneva giusto ringraziarmi».
A cura di Gianni Colucci
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