Galli: “Ascierto? Disponibile a chiarirci e stringergli la mano”

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Il professor Massimo Galli, Direttore del reparto di malattie infettive dell’Ospedale Sacco di Milano, ha rilasciato alcune dichiarazioni a Radio Marte: “Coronavirus? Le note positive sono che di malati non ne stiamo vedendo quasi più negli ospedali. almeno da noi. Virus morto? Sta creando altri focolai, recentemente in Molise ma anche a Roma al San Raffaele, ditemi voi se possiamo definire morto questo virus. Se lo lasci un attimo fuori sorveglianza può ancora recare dei problemi non da poco. Se fossimo a Copacabana, oggi preferiremmo essere a Milano, la situazione in Brasile è veramente difficile. Il COVID-19 uccide ancora? Un anziano con problematiche ha probabilità elevate di essere ucciso, c’è almeno una possibilità su tre. Il virus è ancora in grado di ammazzarti esattamente come succedeva un mese fa e come sta ammazzando in tutta l’America Latina, scegliendosi le persone che non sono in grado di resistere”.

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Nuova ondata?

“Tra fine febbraio e inizio marzo è successa una cosa: ci si è resi conto di avere in casa un virus che aveva già causato decine di migliaia di infezioni, molte delle quali sono arrivate a maturazione tutte insieme, specie in Lombardia dove tante persone fragili sono state colpite. Quando ci si è resi conto del paziente 1, si era in una situazione in cui eravamo stati presi alle spalle e non c’eravamo resi conto di quante persone avevano già contratto l’infezione. Gli ospedali poi sono andati in ginocchio”.

Responsabilità del Governo che poteva intervenire in maniera più decisa?

“Io mi sono reso conto di una cosa che già sapevo: quando nel 2003 fui coinvolto nell’emergenza SARS, ho compreso che la gestione di determinate problematiche implica la presenza di un’autorità centrale che prenda determinate soluzioni. In situazioni di poteri suddivisi avremo sempre un palleggio di responsabilità. Io non sono un gran fautore della frammentizzazione della Sanità in mano alle Regioni, questa cosa è foriera più di svantaggi che di vantaggi. In condizioni come questa ci siamo trovati di fronte a una realtà drammatica e scioccante, rendendoci conto di come non abbia funzionato la medicina territoriale, persino in quella che per molti aspetti era una delle Regioni fiore all’occhiello come la Lombardia”.

Tifosi allo stadio in numero limitato?

“Potrebbe essere ragionevole se la situazione continuasse nei termini in cui si sta articolando ora, ma ad oggi non vedo come la riduzione della capienza possa risolvere il problema, proprio non ci arrivo. Ci sono episodi e situazioni in cui l’atteggiamento delle persone è stato disattento, però in linea di massima ciò che è stato ottenuto con il chiudersi in casa e il distanziamento sociale è stato evidente. Ora siamo in una situazione molto positiva in termini di riduzione della massa critica del virus. Il punto è garantire ancora la ulteriore riduzione di questa circolazione potenziale, il che non è semplicissimo perché qualcosa sappiamo e molto non sappiamo”.

OMS?

Ha più teste, magari alcune potrebbero non essere del tutto pensanti ma questo succede in molte istituzioni umane. Molte volte prende posizioni che devono essere generalizzabili a tutti i Paesi, quindi credo che a questo vadano attribuite certe uscite come quella sulle mascherine. I Paesi che si potevano permettere la mascherina per tutti erano una minoranza infatti. Tra il dire che questa situazione poteva essere ovviata in altro modo e dire che non serve c’è una grande differenza. C’è stato un problema di comunicazione pesante, anche nell’ultima uscita sugli asintomatici che non passano l’infezione quando invece c’è una letteratura che dimostra il contrario”.

Prof. Ascierto?

Non ci siamo chiariti e mi spiace anche un po’. Non vorrei tornare sulla questione anche perché mi sono beccato da un gruppo di napoletani un sacco di insulti via mail, pazienza. Anche noi abbiamo pubblicato il nostro lavoro su questo farmaco. Quello che mi aveva contrariato è che l’uscita è stata fatta su due casi visti e due casi andati bene, rispetto a quello che stavamo vedendo noi in una situazione disperata. Noi non abbiamo mai detto di esser più bravi in quanto settentrionali, porca miseria! Non si tratta di essere più bravi o meno bravi”.

“Tra l’altro, proprio il giorno di quell’alterco avevo perso un paziente per una sepsi, in larga misura legata proprio alla botta di immunodepressione legata al Tocilizumab, che in alcuni casi è stata descritta e pubblicata. Non vale la pena portare a fare tamburi e pifferi su una situazione che andava studiata di più. Poi è diventata una battaglia di natura etnica o territoriale. Magari le divisioni hanno delle basi in termini di comportamenti storici però è roba un po’ vecchia. Se ogni volta bisogna dare questo tipo di contenuti alla discussione non va bene. Io sono disponibilissimo a chiarirci personalmente con il collega, e a stringerli la mano, in quel momento però avevo ricevuto quella notizia non buona e anche ciò influì sui miei toni”.

 

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