Benevento: L’analisi del presidente sannita Vigorito

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Pillole di saggezza, di cui il calcio italiano non può fare a meno soprattutto di questi tempi. Non ne fa a meno la Lega di B presieduta da Mauro Balata, che ascolta con grande interesse le indicazioni del suo direttivo. Soprattutto quelle di Oreste Vigorito, che proprio insieme a un collegio di saggi due anni fa diede vita all’attuale governance della B.

PERCHE’ TERMINARE

Il patron del Benevento, la squadra che ha letteralmente travolto ogni avversario tra sé e la Serie A, si affida ad una metafora per spiegare perché è essenziale provare a terminare questa stagione: «Se si pensa di poter chiudere dalla sera alla mattina la saracinesca del negozio, è chiaro che all’interno rimarranno i prodotti che andranno in scadenza e finiremo per buttarli via tutti».

Il numero uno giallorosso spiega a Sky la sua visione del calcio anche in un momento tanto difficile come questo: «Deve essere sempre visto come un’azienda che ha degli aspetti preponderanti: quello economico e quello sociale. A mantenere le società di calcio sono i presidenti delle società, che guarda caso sono quasi sempre degli imprenditori: è ovvio che questa crisi toccherà anche le loro aziende, non l’azienda calcio “tout court”, ma quelle che mantengono tutta l’impalcatura. E se non si capisce questo e non si pensa già ora al dopo emergenza, crollerà ogni cosa».

ASSEMBLEA DI B

Domani è prevista un’altra assemblea delle società di B: si discuterà di tutto, di possibile ripresa, dei tempi di attesa, della possibilità di “tagliare” gli stipendi dei calciatori. Anche su questo argomento il presidente Vigorito ha una sua idea che esporrà agli altri presidenti della B: «Io credo che sia complicato fare dei tagli stabilendo sin da prima una percentuale da applicare.

L’azienda calcio ha una differenzazione, il diritto al salario è soggettivo e va firmato da entrambe le parti, società e tesserato. Tra l’altro non dimentichiamoci che ogni giocatore ha una storia diversa legata alla propria carriera: c’è chi ha iniziato solo ora, chi vi è dentro da tanto tempo. Insomma, si può togliere il 30 per cento dello stipendio a tutti? Chi guadagna un milione rimarrà con più di ciò che gli serve per vivere, chi guadagna tremila euro avrà più di qualche problema». Fonte: CdS

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