I presidenti di Serie A non rinunceranno al teatrino, ma bisogna aspettare

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QUANDO SI RIPRENDE

Ieri nell’assemblea di Lega di ripresa degli allenamenti e del campionato non si è parlato. Non era il caso di rovinare l’armonia che ha portato i 20 presidenti a firmare il documento di emergenza. Oggi è prevista una nuova conference call e se si parlerà di tempi sportivi, le vecchie spaccature torneranno a emergere. Tra di loro i presidenti hanno chiaro una primo scenario: la ripresa il 3 maggio è impossibile. Ed è l’unica certezza.

E su questo fronte il clima è rovente. Ammesso che tornino a esserci le condizioni per giocare a calcio – è la speranza di normalità che abbiamo tutti – qualcuno potrebbe iniziare a fare dei calcoli economici e sportivi sulla convenienza: non far ripartire il campionato potrebbe portare al blocco delle retrocessioni e soprattutto a tagliare gli stipendi (si augurano i presidenti che però hanno fatto i conti senza l’oste…).

C’è chi non molla l’idea di poter tornare in campo (Lotito, De Laurentiis e anche l’ad De Siervo guidano il gruppo) sia pure a fine maggio o a giugno. E c’è chi vuole chiudere qui la stagione come Ferrero, presidente della Sampdoria. «Per me il campionato è finito, magari si ripartirà a 22 squadre». Qui entrano di mezzo valutazioni personalistiche: la Lazio ha interesse a riprendere, la Sampdoria no.

Ma il calcio, in questo caso, dovrà prima attendere le decisioni del governo e poi procedere nelle proprie valutazioni. Ma di certo, i presidenti non rinunceranno al solito teatrino. E se non si dovesse ripartire, chi farebbe le coppe europee il prossimo anno? C’è chi dice che va tenuta in conto l’ultima classifica completa, chi punta sul ranking Uefa, chi vorrebbe rimandare le stesse 4 di quest’anno. Gravina dovrà gestire la patata bollente, con la certezza che non vuole i playoff e i playout. Fonte: Il Mattino

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