Azzurri/Ancelotti – La riunione parte prima: si aprono le “ostilità”

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È il tempo delle accuse, con il processo che Ancelotti non vuole si faccia in piazza. Sono le 10,45 quando Ancelotti si chiude nella stanza delle sedute tattiche con la squadra. Solo loro. Allenatore e calciatori. Fuori tutti gli altri: dal figlio Davide agli altri collaboratori. Tanto sanno già cosa dirà Carlo. Una mossa dettata dall’esigenza di non far partecipare all’incontro i dirigenti azzurri. Carlo parte a testa bassa. Accusa la squadra di non avere una mentalità vincente, di essere priva di personalità e non capisce perché non riesca da sola a trovare gli stimoli per rialzare la testa da questa situazione. È un rullo, spietato nel suo j’accuse: non capisce l’assenza di compattezza, quella svuotatezza a cui ha assistito contro il Bologna e anche altre volte. Ripete una parola, lo fa più volte: compattezza. Ed è su questo concetto che il discorso di Carlo va avanti per molti minuti. Mentalità, personalità, compattezza, reattività. Usa frasi aspre, non mette mai in discussione la sua permanenza sulla panchina del Napoli. Sa bene che nessuno ne ha chiesto la testa, al contrario di quello che è successo al Bayern di Monaco, dove la congiura dei big costrinse il club a licenziarlo. No, la squadra vede Ancelotti allineato con De Laurentiis. I giocatori hanno compreso che il tecnico gode della fiducia del presidente e che solo una clamorosa eliminazione dalla Champions può rimettere tutto in discussione. Per Ancelotti è una catena di errori che ha portato a questa situazione. Quando ha finito di parlare invita i calciatori ad aprire le ostilità contro di lui. Troppo scaltro, troppo furbo, per non sapere già quello che gli avrebbero imputato. Ancelotti ascolta: parlano Allan, Mertens, Insigne, Llorente, Koulibaly e altri. E rovesciano le colpe, considerando molte delle accuse di Ancelotti intollerabili. Fonte: Il Mattino

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