Ruud Krol a Il Mattino: “Ci impegnavano perchè non volevamo stesse male Pesaola!”

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Che giocatore che è stato Krol. 70 anni compiuti da pochi mesi e la voglia matta di festeggiarli qui a Napoli. «Perché con l’Ajax ho vinto tutto ma solo qui ho capito l’essenza del calcio». Il fisico perfetto. E nessuno osi sfidarlo nella memoria, come prova qualcuno da Mimì alla Ferrovia, uno dei suoi luoghi del cuore. Ricorda tutto.

Che rapporto ha col tempo che passa? «Mi sento come a 50 anni, vado in palestra ogni volta che posso, e, se non fosse per il ginocchio che si ruppe quando ero nel Napoli e che ogni tanto fa male, andrebbe tutto bene».

In panchina c’è ancora qualcosa da inventare? «Se hai una squadra normale la tattica conta un poco, se invece hai grandi talenti devi solo spiegargli come mettersi a disposizione di tutti». Michels il più innovatore di tutti? «Un vero genio: entrava in ognuno di noi e puntava tutto sul lavoro. Ed era durissimo, altro che leggero. Certe volte, con la partita alla sera, ci costringeva alla mattina a partite di calcio tennis. In palio c’erano i soldi delle multe. Perché chi arrivava tardi a un allenamento, non aveva sconti».

Un altro genio? «Crujff, il talento più puro con cui io abbia giocato. Ma da tecnico, innovatore vero. Non eravamo amici fuori dal campo, però: frequentavo Rep, Neeskens, Suurbier. Guardiola è avanti agli altri, ma anche il Liverpool di Kloppmi attira e il Napoli di Sarri ha tracciato un percorso illuminante. Poi, come si fa a non avere stima di Allegri? Devo dire che a Napoli ho conosciuto un altro uomo illuminante».

Chi era? «Pesaola. Gli allenatori bravi sono quelli che creano feeling ed emozioni. Il Petisso era uno di quelli, e io lo vedevo agitarsi talmente tanto che poi mi rivolgevo angosciato ai miei compagni e dicevo: diamoci da fare, facciamo gol, sennò al mister gli viene un infarto».

E adesso? «Nel calcio non è detto che vinca sempre la squadra migliore.Ma gli allenatori hanno il dovere di far giocare le squadre bene. Perché non è un caso se un po’ tutti si stancano a vedere giocare le squadre di Mourinho e in pochi si annoiano a vedere giocare le squadre di Sarri».

La stupisce il San Paolo spesso semivuoto? «Durante il primo anno, a causa del terremoto, venne rinviata al mercoledì una partita con l’Ascoli. Io mi aspettavo poca gente: vennero in 80mila. Non mi stupisce ora, non è bello sognare lo scudetto e trovarsi 15 punti indietro».

I tre difensori più forti al mondo? «Ramos, Chiellini e van Dijk».

Non ha detto Koulibaly? «Forte è forte, però qualche volta deve buttare via la palla. Fa errori che alla sua età non si possono sempre perdonare».

Lei ha avuto qualche tentazione italiana? «Mi voleva l’Inter. Ma Ferlaino non volle cedermi. E fece bene. Napoli è unica: una volta, per uscire da un negozio di scarpe, fui costretto a farmi scortare dalla polizia».

Ancelotti? «Non era facile nel primo anno fare meglio: non ha trovato i giocatori adatti alle sue idee. Sarà questo l’anno giusto: Ancelotti che ha esperienza e talento. E se arriva James…». Sarri alla Juventus? «Non è un tradimento, il calcio è questo, anche se io mai sarei andato dall’Ajax al Feyenoord o al Psv. Alla Juve non sarà semplice farsi capire: anche qui a Napoli per vedere il miglior gioco ci sono voluti 3 anni».

Il Napoli vorrebbe Lozano. «Indiscutibile qualità, ma bisogna vedere come si comporterà contro le difese più organizzate».

Ha visto l’Italia di Mancini? «E devo dire che mi ha divertito. Non posso pensare a un altro Mondiale senza gli azzurri e senza l’Olanda».

Perché a Napoli la gente la ama? «Solo dando tutto me stesso potevo ricambiare l’affetto della gente. Quella sconfitta col Perugia resta uno dei miei incubi. Pure se avessimo giocato altri 3 giorni, non avremmo mai fatto gol»

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