Carratelli: “Sarri alla Juventus s’arrevota Mergellina”

Nostalgia  di un grande  amore  e l’incredulità  tra i tifosi  per un sì   che farà male 

0

Giornate di attese, calore, annunci e pretese allo chalet di Mergellina di Peppino cameriere. Nustalgia e frennesia.

Dall’edicola dei giornali di Piazza Sannazzaro sopraggiunge Corraduccio Bello, giornalaio sublime. «Sarri alla Juventus, è fatta» annuncia senza toni emotivi.

«Il nostro Sarri?» chiede il ragioniere Malaspina. «Ave Maria» recita don Ciccio portiere di palazzo. «Deo gratias» aggiunge Salvatore pittore di alici. «’A maronna l’accumpagna», commenta Saverio Malaspina ragioniere. Gelo metafisico su tutto lo chalet. Non c’è emozione, nessun dolore. 

Irrompe il cameriere Peppino: «Si mme vulisse bbene overamente, nun mme facisse ‘ncuietà d’’a ggente, e nun facisse tutta ‘sta grancassa ppe’ fa’ l’allenatore a Continassa, e nun menasse ‘o cane lungo all’aia, rompendome ‘o saciccio e ‘a Granovskaia». 

«Neh, Peppi’, ti vedo disturbato», osserva don Ciccio portiere di palazzo. «E’ finita, ci siamo levati ‘o penziero» esclama Peppino. «E’ n’anno, ce pienze ch’è n’anno ca st’uocchie nun ponno cchiù pace truvà» canta con trasporto Gennaro Piromallo salumiere emerito.

«Sarriano?» gli chiede Carmelo Mirabello regista di teatro popolare. «Senza pentimento» risponde l’emerito salumiere.
«Dobbiamo considerarlo un traditore?» chiede Pasquale Pazienza giornalista on-line. «Nessun tradimento, Aurelio l’ha cacciato, Aurelio ce l’ha tolto e lui è andato, prima al Chelsea, ora alla Juve». «Ma proprio alla Juve?» geme don Giacomo Frollo pasticciere alla Pignasecca. Smarrimento improvviso. «Alla Juve, sissignori. Si sbaglia da professionisti» replica il giornalista on-line.
«Alla Juve, no», protesta il salumiere emerito Piromallo. «Mai!», gli fa dolorosamente eco don Ciccio portiere di palazzo. «No, alla Juve no», protesta Salvatore pittore di alici. Sale la tensione, avanza la protesta, deflagra l’ammuina. Cominciano a volare i bicchieri. «Alla Juve, no», urla Totonno Speranza giunto dal centro commerciale dove fa il direttore. Volano piattini. «Maledetta Juve, s’è pigliato ‘o core mio» si addolora Enrico Pignatiello baritono mancato al San Carlo. Volano cucchiaini. «Bloccate l’aeroporto di Caselle» pretende il ragioniere Malaspina. Volano babà. «Incatenatemi» chiede don Giacomo Frollo. Volano sfogliatelle. «Ma perché, perché?», implora don Ciccio portiere di palazzo. «Maaaurì, alla Juve? No, no, è troppo per me», urla Salvatore pittore di alici. «Mo nun ce amammo cchiù» sospira Totonno Speranza. Volano spumoni.
Improvvisamente, lo chalet di Peppino cameriere è tutto n’arrevuoto, un volo di dolci e di utensili, un incrocio di urla e vaffanculo, a chi?, a tutti. Vaffanculo alla Juve, vaffanculo a Sarri, vaffanculo a De Laurentiis che un vaffa ad Aurelio ci sta sempre bene.
«Ma non eravamo d’accordo che Sarri alla Juve, ‘a maronna l’accumpagna?», dice Peppino cameriere. «Peppi’, vaffanculo», lo esorta Salvatore pittore di alici. La ferale notizia passando dal cervello al cuore dello chalet cambia peso e sostanza, diventa turbamento, rabbia sentimentale, cuori int’’e cazette, patimento, dolore, sfiducia nel prossimo e in san Gennaro. «Non doveva succedere» si affligge don Ciccio portiere di palazzo. «Non ci voglio credere» sospira don Giacomo Frollo. «E’ come se ci avissero pigliato ‘o Vesuvio», declama mestamente il regista Carmelo Mirabello. «Se so’ pigliate ‘a bellezza», urla il salumiere emerito Piromallo. «Fermate il mondo, annullate il campionato», pretende a voce spiegata don Ciccio portiere di palazzo.
«Che vi agitate a fare?», chiede Corraduccio Bello. «Don Corrado, ma voi non avete cuore?» chiede Salvatore pittore di alici. «Il cuore nostro è spezzato» spiega il ragioniere Malaspina. «Alla Juve, no» vola nell’aria di Mergellina l’ultimo urlo di Totonno Speranza. «Alla Juve, maronna mia bella», si allontana sospirando don Ciccio portiere di palazzo.
La compagnia si scioglie, lascia lo chalet, hanno schiene curve, cuori affranti, occhi umidi. Un corvo appare improvvisamente e gracchia: «Sarri alla Juve». Volano piattini, bicchieri, babà, sfogliatelle. Colpito, il corvo stramazza tra i tavoli. «Sarri alla Juve» soffia rauco con un filo di voce prima di morire nella mattinata a Mergellina, la mattina di Sarri alla Juve. Fonte: Cds

Potrebbe piacerti anche

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.