Per i simpatici è tutto più facile. Dalle opportunità professionali agli amici. Tutto aumenta notevolmente…Ne parla, partendo dal calcio napoletano, Ciccio Marolda dalle pagine del Corriere dello Sport:
“Non riuscire ad essere simpatici, non far scattare negli altri un’empatia che non duri uno o due giorni e basta, in questo calcio egoista e cinico che conseguenze porta? Discorso complicato. Neppure Lorenzinho Insigne avrebbe la risposta pronta. Anzi, lui meno degli altri. Perché questo è un interrogativo che lo marca stretto già da un po’ di tempo. Sì, sarà la maledizione che rincorre i napoletani a Napoli, sarà questione di carattere, di una squadra che – tranne che ad Empoli – sa vincere anche senza il suo capitano o di chissà che cosa, cert’è il povero Insigne non è mai riuscito a entrare nel cuore dei napoletani e a non uscirne più. Va e viene. Entra ed esce. Colpa sua oppure del popolo del calcio? Boh. Ma il problema non è questo. Il problema, il peccato mortale che si sta consumando in una inquietante indifferenza generale è che proprio Insigne, il ragazzo di casa, il talento di famiglia oggi è l’azzurro più lontano dai buoni sentimenti della gente. Dalla comprensione dei tifosi. E, probabilmente, tra i big, è anche quello dal futuro più incerto in questa squadra.
Un’ingiustizia, perché Insigne è un patrimonio del Napoli ed è anche il napoletano meglio riuscito nel pallone dai tempi di Ferrara e Cannavaro. Eppure non c’è sondaggio, non c’è opinione, non c’è discorso amichevole o ufficiale che non lo veda in fondo alla lista degli intoccabili di oggi. Domanda: per chi vi incatenereste ai cancelli dello stadio, per scongiurarne la partenza? Per chi andreste coi cartelli in strada? Ancelotti l’ha detto: per Koulibaly e Allan lui s’incatenerebbe. E per Insigne? No, per lui non ci sarebbero catene. Non ce ne sarebbero da parte di nessuno. O quasi. Come se di lui si potesse fare a meno senza troppe pene. Come se poi non sarebbe complicato trovare un altro come lui. Ebbene, a Napoli non se ne parla (ancora) ad alta voce, ma il pensiero dominante è proprio questo. Questione di feeling, come si cantava tanto tempo fa”.
