Bonansea: «Inseguo un sogno, nessuna rivincita. Con i maschi nessuna differenza, smalto a parte…»

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Bonansea: «Inseguo un sogno, nessuna rivincita. Con i maschi nessuna differenza, smalto a parte…»

Barbara Bonansea, attaccante della Juventus e dell’Italia festeggia oggi 27 anni: il regalo se l’è fatto in anticipo con un gol  che porta la nazionale ai prossimi mondiali in Francia nel 2019.

Che sensazioni ha provato? «Dolore zero, nonostante un calcione che mi hanno rifilato. Me ne sono accorta dopo, dal livido sulla tibia. E nonostante le lacrime che ho versato: sembravo una bambina di dieci anni ma erano lacrime di gioia. Una gioia infinita».

Un’Italia che va al Mondiale c’è. Finalmente una rivincita? «Macché, dispiace a noi ragazze come a tutti. Però, sotto sotto, un piccolo vantaggio c’è: il paragone a nostro favore stavolta ci ha dato visibilità».

Cos’altro ha aiutato il vostro movimento e cosa invece ancora vi manca? «I club professionistici che hanno creato squadre femminili, giovanili e non solo, aiutano in maniera decisiva. Un conto è crescere allenandoti con i ragazzi, come successo a molte di noi fino ai dodici-tredici anni nella squadretta del paese, un altro è avere strutture e allenatori che coltivino il talento e che ti preparino fisicamente e tecnicamente. Poi le vittorie: se vinci trascini gente e aumenti l’interesse. Ultimamente eravamo state di nuovo messe da parte, per crescere servono ancora molti investimenti e abbattere i pregiudizi e l’ignoranza. Non siamo maschiacci o incapaci, siamo atlete che amano il gioco del calcio. A me non dà fastidio essere giudicata, ma ad altre magari sì e ci restano male. Per questo dico: finiamola, abbiamo dimostrato di capirci e di essere più che capaci. La qualificazione al Mondiale – per tutto il nostro movimento – può davvero fare la differenza».

Il suo sogno è che tutti raccolgano il suo appello? «No. Ho due sogni: vincere un grande trofeo in uno stadio pieno e realizzarmi con la Nazionale. Il primo è difficile, ma qualcosa si sta muovendo. A Firenze, contro il Portogallo nella partita che ci ha dato il Mondiale dopo 20 anni, erano in seimila. A Ferrara anche di più. Quando noi della Juve giochiamo a Vinovo ci sono mille persone perché quella è la capienza delle tribune, in trasferta se ne vedono il doppio o il triplo. Qualcuno in giro comincia a riconoscerci. Vincere con la Nazionale è più realizzabile, anzi non mi aspettavo fosse davvero così tanto realizzabile. Grazie al tecnico Milena Bertolini siamo arrivate a un ottimo livello, anche tattico. Non siamo così distanti da Stati Uniti, Germania e Inghilterra, le super potenze».

Il paragone continuo coi maschi vi infastidisce? «No. Ci alleniamo tutti i giorni come fanno loro, prepariamo le partite come loro, studiamo le avversarie come loro. Contro il Portogallo la lezione era quella di attaccarle alte e lo abbiamo fatto al meglio. Se il confronto serve a capire quanto lavoriamo allora ben venga. Per il resto cambia poco: alla cena di Natale eravamo tutti insieme, uomini e donne, e Marotta segue noi come loro. Dopo la festa mondiale sul campo siamo andate a bere e ballare insieme. Ah ,quando ho esultato dopo il gol si è notato il mio smalto rosso sulle mani, anche abbastanza inguardabile, cosa che non vedi agli uomini… Sì, le donne del calcio curano i dettagli!».

Oltre a un attaccante vice cannoniere del torneo e campione d’Italia con la Juventus, Barbara Bonansea chi è?

«Una gemelli. Una persona tanto silenziosa o tanto ballerina, dipende dal momento. Qualcuno mi riconosce e io dico “sì, sono io” con un po’ di vergogna. Gioco perché mi rende felice, non per essere chissà chi. Studio economia e mi mancano sei esami alla laurea triennale, il prossimo d’inglese. Per il resto film, musica, libri. Dopo il filone Dan Brown ora sono su “Campionesse” di Uva e Gasparri. Un viaggio nel nostro calcio femminile attraverso undici icone internazionali. Io? No, non ci sono… Però compaio in “Il mio Brescia”, la mia ex squadra, e nell’annuario della Juve. In più, fatemelo infine ridire, siamo donne mondiali. Mica poco». No, poco no.

Fonte: gasport

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