Sacchi: “Questi meravigliosi ragazzini mi hanno dato una gioia incredibile. Evani è un ragazzo intelligente, che ha una cultura del calcio offensivo”

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“Lo ammetto: non ho resistito. Troppa tensione, troppa sofferenza. Sul 2­2 al 90’, ho inserito la funzione del registratore nella tv e sono andato in spiaggia. Ho fatto un bel bagno, mi sono rilassato e, quando sono rientrato in casa, questi meravigliosi ragazzini mi hanno dato una gioia incredibile. Semifinale! Un’impresa eroica. Davvero fantastici!».

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Arrigo Sacchi, di questa Italia Under 20 come delle altre nazionali giovanili, è il padre fondatore, essendo stato a lungo il responsabile del settore. Ovvio che abbia trepidato, tremato e infine esultato: questo successo sullo Zambia è anche una sua vittoria.

Che cosa l’ha impressionata di più?La voglia di attaccare, anche quando sono rimasti in dieci contro undici. Non hanno mai smesso di provarci, in ogni momento hanno cercato di mettere in difficoltà gli avversari. Mentalità vincente, e per questo va elogiato Chicco Evani, l’allenatore, e Maurizio Viscidi, il coordinatore delle nazionali giovanili. Sono loro a trasmettere questa idea di calcio”.

Tornando indietro con la memoria, non le è sembrato di rivedere Italia-Norvegia al Mondiale del 1994? “Mamma mia, che sofferenza anche quella volta! Pagliuca espulso dopo 20 minuti, io tolgo Baggio, mi becco le critiche, lottiamo, facciamo gol con Dino Baggio, difendiamo su ogni pallone e ripartiamo. Sì, questa vittoria contro lo Zambia assomiglia un po’ a quella di ventitré anni fa. Però qui Evani ha fatto una mossa che mi è piaciuta molto…”.

Ce la spieghi.Non ha cambiato nulla, si è messo con tre difensori contro tre attaccanti. Sistema puro. Un rischio che è stato premiato. Bravissimo. E poi avete visto come siamo padroni del gioco, quando abbiamo il pallone? Non lo buttiamo via, cerchiamo sempre di costruire, attiriamo l’avversario in una zona e poi, con un lancio di quaranta metri, andiamo a pescare il compagno dall’altra parte. Tattica perfetta”.

E poco pressing. “Il pressing va allenato, dev’essere fatto con tutta la squadra. In Nazionale non c’è tempo. Evani ha scelto di non farlo, ed è stato ben consigliato da Viscidi. E ha deciso di puntare sulle qualità tecniche”.

Questo successo significa che il nostro vivaio non è tanto debole. “Non è questione di forza o di debolezza. L’importante è dare ai giovani la possibilità di lavorare. Per questo continuo a sostenere la necessità di creare le Academy: le squadre devono consegnare i ragazzi alle nazionali, lasciarli ad allenarsi dal lunedì al giovedì e poi riprenderli al venerdì in vista della partita. È un metodo che funziona in tutta Europa: lo applicano in Germania, in Francia, in Inghilterra, in Svizzera, in Austria, in Belgio, in Olanda. E di sicuro mi sono dimenticato qualche nazione… Solo in Italia siamo indietro. Possibile che non si È un metodo che funziona in tutta Europa: lo applicano in Germania, in Francia, in Inghilterra, in Svizzera, in Austria, in Belgio, in Olanda. E di sicuro mi sono dimenticato qualche nazione… Solo in Italia siamo indietro. Possibile che non si capisca che i giovani vanno fatti crescere in un certo modo, con allenamenti specifici e dando loro la possibilità di confrontarsi con i pari età degli altri Paesi?”.

Le società sembra che non ci sentano e così non cambia nulla. Il Real Madrid e il Barcellona investono circa sessanta milioni a testa nei vivai. E noi? Cifre che, al confronto, sono ridicole. Logico che poi i calciatori spagnoli siano più bravi, più forti, con maggiori conoscenze. Bisogna soltanto augurarsi che questo percorso dell’Under 20 apra gli occhi a chi finora li ha voluti tenere chiusi”.

In effetti, a scorrere la formazione di Evani si scopre che molti dei suoi giocatori non sono stati titolari nelle rispettive squadre.Pensate alla fatica che deve avere fatto per mettere insieme quel gruppo… Anni e anni di lavoro, di insegnamenti, di studio. Evani è un ragazzo intelligente, che non si accontenta mai e, soprattutto, che ha una cultura del calcio offensivo. Contro lo Zambia si è vista: l’Italia non si è limitata a difendere. È andata sotto, ha reagito, ha pareggiato e poi ha avuto la forza per segnare il gol della vittoria. In circostanze simili una squadra italiana si sarebbe messa là dietro ad aspettare”.

Stiamo forse invertendo la tendenza? “Non corriamo troppo.L’importante è che questi ragazzini, adesso, non pensino di essere già arrivati e non si montino la testa. Sono giovani, sappiamo qual è il pericolo della gioventù. Cerchiamo di proteggerli, senza asfissiarli e senza pretendere troppo. Vedrete che altre soddisfazioni ce le daranno”.

Gazzetta dello Sport

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