Adios Higuain, il Napoli ora non ha più giocatori argentini

Dal Pampa al Pipita, da Lavezzi a Campagnaro: storia di un amore durato senza sosta per 13 anni

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Tredici anni dopo, la storia si ripete: adios Higuain e il Napoli si ritrova senza giocatori argentini in rosa. E dunque senza una costante dell’era De Laurentiis: in principio fu Roberto Carlos Sosa, e poi dal Pampa in poi altri dodici volti albiceleste passando per Lavezzi, Datolo e Campagnaro, fino ad arrivare al Pipita. L’ultimo della stirpe azzurra, per il momento. Quello che poi, se proprio vogliamo, ha interrotto volontariamente il grande amore con l’Argentina del Napoli di De Laurentiis.

ARGENTINI

L’ORIGINE

E allora, c’era un francese (con passaporto senegalese), uno spagnolo e un napoletano. E poi un brasiliano, un belga e polacco: c’era una volta una colonia straniera, con un solo indigeno (Insigne), pochissimi italiani e neanche un argentino. Una novità, un fatto strano che il Napoli non registrava dalla stagione 2003-2004, quella del fallimento e del ripescaggio nell’allora C-1 dopo l’avvento di De Laurentiis. Che, in un batter d’occhi, guidato da Pierpaolo Marino e dai trascorsi udinesi di quest’ultimo, portò in azzurro un attaccante argentino che per la categoria fu considerato un lusso: Sosa, il Pampa. E quella fu l’origine di una storia che, passo dopo passo di tango, dal ritorno in A in poi ha fatto rivivere al San Paolo l’ebbrezza di amare un uomo venuto dalla terra di Diego.

LA STORIA

Lungo, l’elenco: il Pampa Sosa, dicevamo; e poi a seguire, nel 2007, Ezequiel Lavezzi detto il Pocho, amatissimo e mai dimenticato, e l’inquieto e poco affidabile portiere Nicolas Navarro. Gran frequentatore della movida napoletana, una volta rientrato in patria, in prestito gratuito al River Plate, Navarro si fece anche notare in un locale per una discussione molto animata con la sua compagna di allora, Zulemita Menem, figlia dell’ex presidente argentino. Una stagione dopo la colonia si arricchì di German Denis, il Tanque, mentre nel 2009 arrivarono Hugo Campagnaro e Jesus Datolo, passato alla storia per aver contribuito con un gol e un assist all’ultima vittoria del Napoli con la Juve a Torino. Dopo un’astinenza di 21 anni. Nel 2010, Lavezzi caldeggia l’acquisto del suo grande amico José Ernesto Sosa, detto il Principito, che rispetto a Datolo non lasciò segni tangibili, mentre l’anno successivo arrivarono il difensore Federico Fernandez, l’esterno Mario Santana e i disastrosi Ignacio Fideleff (difensore) e Cristian Chavez (attaccante).

EROE DEI DUE MONDI

 

La svolta di questa storia, però, si registra nell’estate 2013: quando, dopo l’addio del Matador Cavani, acquistato dal Psg attraverso l’esercizio della clausola rescissoria, De Laurentiis prende dal Real Madrid Gonzalo Higuain. Il Pipita. L’uomo che in un colpo solo, e in tre anni, ha fatto dimenticare Cavani e anche Nordahl: i 36 gol realizzati nella stagione precedente in campionato, infatti, rappresentano il record di tutti i tempi della storia della Seria A (migliorati i 35 centri di Nordahl dopo 66 anni). Eroe, Higuain. Ma di due mondi: prima di quello azzurro, e dunque unico e inimitabile per il popolo del San Paolo, e poi di quello bianconero, della Juve, la rivale storica che l’ha acquistato qualche settimana fa ancora attraverso la famigerata clausola. Per la cronaca, il tredicesimo uomo della colonia argentina è Mariano Andujar, altro portiere: una meteora passata dall’estate 2014 all’estate 2015. Senza infamia e senza particolari lodi.

A cura di Fabio Mandarini (CdS)

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