Jorge Magico Gonzalez, il più grande giocatore salvadoregno di tutti i tempi. Un fenomeno che agli inizi degli anni Ottanta fece impazzire mezza Europa. Talmente bravo che perfino Diego Armando Maradona era innamorato di lui e avrebbe potuto giocare con lui nel Barcellona se Gonzalez non si fosse fatto trovare dall’allenatore a letto con due bionde. «Scordatelo il Barcellona, Gonzalez, scordati che ci giochi nella mia squadra», gli urlò Terry Venables. E lui, il Mago, rimase al Cadice. E a Cadice Marco Marsullo, trentunenne scrittore napoletano ha ritrovato con facilità le tracce del Mago. E ha romanzato la sua storia in Il tassista di Maradona (Rizzoli, 15 euro). «Maradona? No, por favor, aqui se habla solo de Magico». Perché la città andalusa, come è accaduto a Napoli con El Diez, è rimasta innamorata del suo Gonzalez. Il Cadice è la sua squadra, scelta perche El Mago era un calciatore malinconico, innamorato del flamenco e della notte. «Gli piaceva proprio la notte. La trovava comoda, larga accogliente, ma non solo per fare festa… A lui piaceva starci, nella notte, come un pilota con la benzina illimitata nella sua auto da corsa». Quell’auto a San Salvador è diventata un taxi e il Mago, smessi gli scarpini da calcio, si è messo al volante nella notte. Un tassista all’ultima corsa destinata a essere indimenticabile come le sue giocate in campo, come i gol e gli assist per la vittoria (4-3 in rimonta) sul Barcellona in un’amichevole nella quale era entrato solo nel secondo tempo. Un tassista al quale Marsullo fa ripercorrere la sua parabola sportiva e umana, mescolando sogno e realtà, fino al dialogo con Maradona, El Diez: «Mucha suerte, Mago». (tratto da Il Mattino)
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