Il Napoli abdica e il Pipita diventa un fiume in piena
E’ il momento della delusione Pipita, dell’ arrabbiatura, del pianto. Perchè dopo aver segnato il gol numero 30 nella presenza numero 100 e vedersi scivolar via tutto tra le mani, fa male. Uno schiaffo sul più bello che ha fatto crollare tutto, Gonzalo lo sa, lui è un taciturno, poche parole, uno che parla con i fatti ed i gesti. E allora si sfoga, dopo il secondo cartellino giallo, dopo il tuffo di Felipe l’argentino tocca con le mani il petto dell’arbitro. Ha capito Gonzalo che il Napoli ha abdicato.
Non sa ancora è addio allo scudetto, ma Higuain è travolto dai cattivi pensieri. Rischia grosso, adesso, il Pipita, forse anche due o tre giornate, ma quando un fiume è in piena, non c’è nulla da fare, non lo puoi fermare. E se la prende con tutti, De Matteis e Calzona, costringe Insigne a uscire dalla panca per placare la sua ira. Nello spogliatoio è una furia, urla contro tutto e tutti. Poi la resa. E’ la sua prima espulsione italiana, la seconda nella sua carriera. La mente di Gonzalo corre e pensa, i pensieri sono cattivi, c’è il sospetto, che il vento soffi in una certa direzione, da tempo. Perche la reazione di Higuain racconta lo stato d’animo azzurro. Poi pensa ai difensori dell’Udinese che, fin dal primo secondo, hanno provato a fargli saltare la trebisonda. Gli piacerebbe capire come, una squadra di zombie, si sia trasformata in una di leoni. Ma il ko di Udine è una combinazione di elementi tecnici, atletici e psicologici. Il gioco azzurro è rimasto imbrigliato nella sua stessa ragnatela, che il trio Jorginho-Hamsik-Allan non è riuscito a dipanare. E da subito Higuain ha capito. Ha capito che sarebbe stata una domenica difficile, come a Bologna. Sempre all’ora di pranzo. (tratto da Il Mattino)

