Tumori, Fabi (Gemelli): “Sacituzumab govitecan ritarda ripresa cancro seno metastatico”
(Adnkronos) – “Oggi le donne con tumore al seno metastatico possono accedere a terapie innovative. Gli ultimi 2 anni sono stati splendidi per” la cura del ” tumore della mammella. A livello biologico, sappiamo quanto è importante la rilevazione del gene e l’identificazione di mutazioni, a seconda delle quali si impiegano diversi farmaci con specifici target. Per le pazienti che non presentano queste mutazioni ci sono farmaci, come il sacituzumab govitecan, che si sono dimostrati efficaci nel ritardare la ripresa di malattia in quello che rappresenta lo zoccolo duro del tumore della mammella, ovvero il triplo negativo (mTnbc)”. Così Alessandra Fabi, responsabile della Medicina di precisione in Senologia del policlinico universitario Fondazione Agostino Gemelli Irccs Roma, intervenendo, nell’ambito del Roma Summer Fest, all’incontro ‘Due di noi. Dialoghi sul tumore al seno metastatico’, nuova tappa della campagna di sensibilizzazione di Gilead Sciences con Europa Donna Italia sul tumore al seno metastatico.
“Le donne con tumore al seno metastatico sopravvivono di più – continua Fabi – Il miglioramento della sopravvivenza però non è determinato dal singolo farmaco che si effettua, ma da quanto si riesce a mantenere la paziente in trattamento. La paziente metastatica inevitabilmente andrà incontro a una progressione di malattia, in tempi più o meno lunghi. Il farmaco vincente è quello che determina il più lungo ritardo della ripresa di malattia”. Sperimentare farmaci innovativi ha permesso di mettere a punto “delle sequenze: quando per un farmaco c’è una resistenza – chiarisce l’esperta – ce ne sono altri, a sequenza, da impiegare, anche lì dove ci sembrava impossibile fino a poco tempo fa. Ne è un esempio il sacituzumab govitecan nel tumore alla mammella triplo negativo. Impiegato in prima linea, non solo ritarda la progressione di malattia – precisa – ma va ad impattare anche la sopravvivenza, come mostrano gli ultimi dati ricevuti un mese fa a Chicago”, all’Asco, il congresso americano di oncologia.
“La strada che i farmaci innovativi devono percorrere in Europa per arrivare ai pazienti è più lunga rispetto ad altre realtà internazionali, però questo aspetto sta migliorando negli ultimi anni – osserva Fabi – Il percorso dell’innovazione parte con la ricerca, si passa poi a sperimentare il nuovo farmaco, a valutarne l’attività e a confrontarlo con quello che è lo standard di trattamento. Se si dimostra superiore in termini di attività, di efficacia terapeutica e di minore tossicità, prende il sopravvento sullo standard precedente. Da lì parte il percorso burocratico – continua – fatto di registrazione, di rimborsabilità e, poi, di accesso al farmaco, con tempi che variano a seconda delle Regioni. Alcune sono più veloci nell’attivazione del nuovo standard di trattamento, altre meno”. Lo scoglio maggiore da superare in termini di tempo per l’accesso all’innovazione “resta la registrazione del rimborsabilità data dalla dall’Aifa – Agenzia italiana del farmaco – conclude – che rappresenta per noi italiani un aspetto importante e, molto spesso, un po’ limitante”.
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