La nazionale di Garcia avanti con l’atalantino, pari americano con punizione di Tillman deviata ma dopo 2′ ancora l’ex Milan di testa firma il nuovo vantaggio. Il tris di Vanaken su clamorosa papera di Freese, nel recupero il 4-1 della punta del Napoli. Pulisic ko dopo una botta a un piede, costretto a uscire

Donald Trump ora sa che il soccer è più complesso di un singolo giocatore squalificato da mandare in campo sopra ogni regola, ma avrebbe dovuto conoscere quel vecchio adagio anglosassone: karma is a bitch, come dicono anche qui. Pure in questo gioco il modo migliore per farsi gol da soli è solleticare l’orgoglio del rivale. Così, nel catino di Seattle, gli Stati Uniti hanno sì mandato in campo il loro attaccante graziato dalla Fifa, ma non hanno messo in conto la maggiore fame dei belgi, punti nell’orgoglio dopo un caso destinato a fare storia. Balogun, alla fine, ha fatto solo il solletico a Rudi Garcia: il tecnico francese ha, invece, finalmente ritrovato una squadra vera, tostissima, e ora pronta a sfidare la grande Spagna ai quarti. Questo 4-1 contro i padroni di casa ampiamente meritato è la migliore esibizione dei Diavoli Rossi in versione americana, finalmente tutti sul pezzo e ben connessi nel talento sparso in campo, mentre la banda rock and roll di Pochettino ha completamente stonato proprio nella città del grunge. Dopo aver entusiasmato, gli Usa escono malissimo, di nuovo agli ottavi, in un’edizione che aveva illuso un popolo intero davvero convinto di poter arrivare in fondo. Niente da fare, dopo Canada e Messico anche il terzo organizzatore del maxi-Mondiale non supera il cancello degli ottavi.
Avvio shock

Come aveva fatto con i cambi disperati contro il Senegal, Rudi Garcia azzecca le mosse e sistema il suo Belgio. Stavolta lo fa subito, scegliendo con coraggio e mandando inizialmente in panchina De Bruyne e Lukaku, due totem della golden generation. Lukebakio, invece, crea sconquassi sulla destra, Trossard trova sempre il tempo del cross a sinistra, mentre De Ketelaere è una sentenza in un pomeriggio che ricorderà. Anche il gigante di centrocampo Onana, nei 15 minuti prima di lasciare il posto a Vanaken per infortunio, sembra dominare con facilità nel reparto assieme all’ottimo Raskin e a Tielemans. Al contrario, gli Usa sono lontani parenti di quelli visti fino a ora: hanno passato le ultime ore a parlare di Gianni Infantino, dimenticandosi come servire Balogun attraverso il gioco aggressivo mostrato fino all’arrivo a Seattle. Ad esempio, McKennie si perde in un pressing sterile e Pulisic, partendo da sinistra, non riesce mai ad accendersi. Il Belgio è in completo controllo, dà sempre la sensazione di poter colpire e sfrutta due disastri difensivi del centrale Ream, sempre in ritardo su De Ketelaere dentro l’area di rigore. Al 9′ il difensore-capitano si fa sorprendere per la prima volta dall’attaccante dell’Atalanta: sul cross di Trossard, ecco il tocco facile l’1-0.
Karma
Nelle difficoltà, gli americani sono spinti dal pubblico di Seattle, una vera soccer city: qui urlano “we believe” e arriva per miracolo un pareggio fortunoso alla mezzora. Balogun, nell’unico sussulto fino a quel momento, si procura una punizione dal limite. Sul pallone va Tillman, fresco del gol segnato da fermo alla Bosnia: la stellina del Bayer Leverkusen fa bis bucando Courtois grazie a una deviazione di Vanaken. Sembra il segno del destino, il possibile innesco di una nuova partita, ma è soltanto una beata illusione a stelle e strisce. Passano infatti appena 115 secondi, festeggiamenti compresi, perché il pallone entrato in una porta finisca anche nell’altra: al 33’ ennesimo cross di Trossard, altra dormita di Ream e nuovo gol di De Ketelaere, stavolta di testa, non esattamente la sua specialità. Ci sarebbe pure l’occasione per Lukebakio di fare tris contro questa difesa addormentata, ma stavolta l’esterno è meno efficace.
Disastro
In generale, però, comanda una sola squadra, più accesa, ambiziosa e organizzata: visto lo scenario, Pochettino deve necessariamente pescare qualche nuova carta dal mazzo per pensare di ribaltare il tavolo, così riparte nella ripresa con Gio Reyna al posto di Dest, uno degli americani pallidini. Anche grazie alla mobilità del talento di casa il baricentro si alza un pochino, ma senza creare vere occasioni. Anzi, gli Stati Uniti continuano a elargire regali non necessari ai belgi: in uno c’è il fiocco del portiere Freese che, su un lancio lungo, esce con il petto fuori dall’area e sembra avere tutto sotto controllo ma, anziché rinviare, perde il tempo e si fa borseggiare il pallone. De Ketelaere firma così la terza giocata decisiva della partita, toccando all’indietro per Vanaken, che infila la porta vuota. Sulla traiettoria ci sarebbe il solito disastroso Ream, ma non è proprio serata: pasticcia invece di metterci il piede.
Trump
La buona sorte deve aver completamente abbandonato lo Zio Sam se perfino Pulisic è costretto a uscire zoppicando dopo aver calciato per sbaglio il piede di un difensore: entra Berhalter, tutt’altro valore. Al contrario, Garcia dalla panchina può rovesciare un potenziale enorme: al posto di Lukebakio e De Ketelaere, ecco Lukaku e Doku che, pur non essendo al massimo della forma, bastano per spaventare il rivale alle corde. Soprattutto, i due possono sfruttare le ripartenze, visto che gli Stati Uniti sono costretti ormai a lasciare campo alle spalle. Anche Pepi, centravanti di riserva, non aggiunge nulla a Pochettino e le uniche conclusioni sono di Berhalter e di Balogun, proprio lui, murato da Courtois. Tutto velleitario prima dell’ultima mazzata: il quarto centro nel recupero del napoletano Romelu, che poi balla con i compagni la mitica “Trump dance”, il ballo del presidente sulle note dei Village People. L’uomo della discordia, Balogun, che esce a testa china è una fotografia spietata di una partita-incubo e chissà se qualche dubbio verrà adesso anche alla Casa Bianca: era davvero necessario fare quella telefonata? Il Belgio ritrovato, invece, prende un biglietto per Los Angeles con tutt’altre certezze rispetto soltanto a ieri l’altro: la Spagna sarà pure spaziale, ma anche a casa Garcia abita tanto talento.

Fonte: Gazzetta
