Carceri, Turrini (Garante Detenuti): “Emergenza caldo pesante, contro sovraffollamento sì a indulto”

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(Adnkronos) – Il sovraffollamento carcerario e le misure per contrastarlo, l’ondata di caldo eccezionale in tutta Europa e gli interventi negli istituti penitenziari, il sequestro disposto dal gip del Tribunale di Firenze di sei sezioni del carcere fiorentino di Sollicciano: ne parla in un’intervista all’Adnkronos Riccardo Turrini Vita, presidente del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale (Gnpl).  

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Tra i motivi di allarme in tutta Europa in questi giorni c’e’ il caldo. E, come tutti gli anni, quest’anno ancora di più si pone il tema di come affrontare l’estate nelle carceri. C’e’ un’emergenza di questo tipo negli istituti?
 

Quando usiamo la parola emergenza noi intendiamo in genere due cose diverse: emergenza in senso etimologico – ciò che appare, emerge e quindi una cosa che prima non era conosciuta o che si voleva ignorare o che non esisteva – emergenza è poi anche utilizzata per indicare un fatto che crea una immediata preoccupazione alla quale bisogna rispondere. Questa è l’accezione in cui parliamo di un’emergenza caldo in Italia, in Europa, nelle carceri. Il fatto è noto e tende a ripetersi e, da un decennio circa, è anche più pesante che nel solito. Certamente nelle carceri l’emergenza è accresciuta dalla calura estiva, dal fatto che è più penoso perché le persone hanno modesti spazi per muoversi, gli istituti sono fatti tutti in cemento e sono storicamente privi di climatizzazione, come per la verità la gran parte degli edifici pubblici. E poi sono molto affollate. 

 

Come si sta intervenendo?
 

Permettendo la distribuzione di acqua fredda, maggior ariosità attraverso l’apertura dei cosiddetti ‘blindi’ che non sempre è possibile ma che è sicuramente uno degli strumenti minimali. Poi con la distribuzione di ventilatori, nelle zone più delicate come le infermerie invece da sempre ci sono i climatizzatori. Questo va contemperato con le capacità elettriche del sistema perché ovviamente un attingimento maggiore di elettricità comporta qualche difficoltà. Lo scorso anno abbiamo fatto come Garante una raccomandazione nel senso di accordare tutto quello che era possibile ed è stata rinnovata, in maniera informale, già 2-3 mesi fa. Questo è quello che materialmente si può fare.  

 

E per il futuro?
 

Nell’ambito del piano di edilizia penitenziaria che il governo ha promosso in questi anni bisognerà pensare anche a un adeguamento delle condizioni edilizie. La scelta di costruire tutto in cemento, come è proprio del tempo nostro, ha aggravato la situazione.  

 

 

La relazione del Garante è stata inviata al parlamento nei giorni scorsi. Emerge un tasso di affollamento pari al 132% ma i dati sono del 2024 e altri rapporti lo certificano gia’ al 139%. Come commenta queste cifre?
 

Le percentuali sono una buon elemento di cognizione, ma possono anche essere ingannevoli. Prendiamo i fatti puri e semplici, a fine maggio 2025 l’amministrazione penitenziaria registrava oltre 64.000 detenuti presenti e dichiarava 51.269 posti disponibili. I posti regolamentari hanno un abbattimento in genere fra il 5 e il 10%, perché ci sono lavori, ci sono spostamenti. È evidente che stabilmente lo Stato mette più persone in meno posti: sappiamo che oltre un certo limite c’è una tutela risarcitoria che consegue alle famose vicende della condanna della Corte europea e che a questo si cerca di provvedere appunto con vari strumenti. Il sovraffollamento esiste, è pesante e incide non solo sulla vivibilità, ma anche su tutto ciò che può rendere il percorso della detenzione, un tempo utile per il dopo. C’è una situazione di sovraffollamento che rende più penoso l’attuale momento di grande calura e pone in crisi tutto il sistema penitenziario. 

 

C’è chi, proprio contro il sovraffollamento, invoca la necessità di un provvedimento di amnistia o di indulto. Il governo spesso ha detto che non è disponibile a una misura di questo tipo, ma sta studiando altri interventi, ad esempio puntando sulle misure alternative per i tossicodipendenti. Lei come ritiene si debba affrontare il problema?
 

Le azioni che ha dichiarato il governo di voler svolgere godono tutte di una nostro apprezzamento. Occorre sicuramente ampliare il numero dei posti disponibili in carcere, perché sistematicamente la popolazione tende ad arrivare a oltre 60mila persone. Quindi l’ideale, poiché occorre avere un margine superiore, sarebbe per la situazione odierna avere 70.000 posti detentivi. Questo però, come per qualunque lavoro pubblico e per le carceri più di altri, richiede dei tempi. Pieno plauso alla recente disposizione che amplia, soprattutto per i soggetti affetti da tossicodipendenza, i termini per l’affidamento in prova o per l’assegnazione a comunità residenziali. E’ importante comunque ribadire che il sistema dell’esecuzione penale esterna in Italia ormai è dominante rispetto all’esecuzione detentiva. Due-tre giorni fa avevamo 101.897 persone seguite in pene non detentive, mentre le persone in esecuzione pena in carcere erano 49.300.  

 

Altre criticità?
 

Esistono positivi disegni di legge ed azioni aministrative per ampliare le capacità detentive, per agevolare l’espiazione della pena in comunità terapeutiche e vanno salutati con favore. Constatiamo un persistente ritardo nella concessione delle liberazioni anticipate e probabilmente, data ormai la consolidata superiorità delle presenze rispetto agli spazi disponibili, dovrebbe essere pensato un provvedimento legislativo che contenga la durata delle pene. L’ideale, il piu rapido strumento tecnico è l’indulto ma se ne possono trovare anche piu’ indiretti purché la celerità del procedimento giurisdizionale collegato sia garantita. 

 

E’ d’accordo con chi ritiene che la soluzione sia l’indulto o l’amnistia?
 

Io personalmente – non impegno però tutto il Garante – sono favorevole ad un indulto anche per ambito culturale. Sull’amnistia non mi pronuncio perché è un problema più di processo che di pena quindi esula dalla mia competenza.  

 

Nel rapporto emergono carceri senza adeguata areazione di estate e riscaldamento di inverno, in alcuni casi senza acqua potabile. Come intervenire?
 

Il Garante constata la violazione e interviene per prevenire, la scelta tecnica con la quale intervenire supera le nostre competenze. Non si può che fare manutenzione. Va detto che la manutenzione ordinaria degli stabilimenti penitenziari, che sono 189 in Italia, è imponente e ha subito nei decenni molte decurtazioni nell’ambito della riduzione generale della spesa pubblica.  

 

Quindi?
 

Mi sentirei di consigliare di trovare le soluzioni amministrative degli appalti più rapide possibili. Abbiamo avuto esperienze di successo per le ricostruzioni di casi particolari. 

 

Come commenta la notizia del sequestro di alcune sezioni nel carcere di Sollicciano?
 

Essendo in corso un’indagine, il Garante non può fare commenti nel merito. Possiamo dire che il Garante nel 2024 due volte e nel 2025 io personalmente ha fatto accessi, ha chiesto aggiornamenti sull’ordine dei lavori, ha sollecitato lo sviluppo e l’assegnazione. Personalmente andai nel maggio 2025 e trovai una sezione in cui pioveva dentro: feci un’immediata raccomandazione di chiusura e trasferimento di quei detenuti e in effetti, per una quarantina di persone almeno, si poté fare perché era in via di consegna un’altra sezione. Quanto poi all’idea che, sequestrando una parte del carcere, i detenuti possano andare altrove e star meglio, bisogna capire che si ledono, se le hanno, relazioni col territorio o percorsi. E poi vanno a comprimere altre realtà. 

 

C’è un rischio simile per altri istituti?
 

Questo non lo posso dire perché riguarda iniziative delle procure della Repubblica. Quando noi abbiamo presenti queste situazioni ovviamente facciamo le nostre raccomandazioni.  

 

Qual è il panorama della rieducazione e formazione lavorativa per il reinserimento dei detenuti?
 

Mi risulta che erano stati banditi i concorsi per completare la pianta organica degli educatori – dal 2010 funzionario giuridico-pedagogico – e questo serve a permettere un’analisi della personalità e lo sviluppo dei programmi. Il resto dipende molto dall’ interazione con la società civile, che è quella dove poi le persone torneranno. Nelle singole strutture esistono molte iniziative, è da vedersi quanta parte della popolazione detenuta in esecuzione pena può essere interessata. Probabilmente il punto più delicato – ma dipende anche dalla infrastruttura penitenziaria che è una struttura di sicurezza – è la possibilità di lavoro che non sia soltanto il lavoro alle dipendenze dell’amministrazione. Questo dipende moltissimo dalla società che c’è fuori: in Lombardia e in Veneto si trovano offerte, in altre regioni se ne trovano molte di meno.  

 

E’ un discorso culturale?
 

Culturale ma che risponde anche al tessuto socio-economico.  

 

Qual è la situazione degli Istituti per i minorenni (Ipm) anche alla luce dell’incremento della popolazione dei minori -specie stranieri -detenuta?
 

C’è un mutamento dei comportamenti di questi giovani, soprattutto adolescenti ormai preoccupanti anche al di sotto dell’età della imputabilità. Comportamenti molto violenti, al punto che in alcuni casi è stato sollecitato da parte delle stesse procure minorili il trattenimento per queste persone non essendo idonee alle strutture comunitarie generali. C’è poi il problema di quale modello educativo si offre, ma questo è un problema di tutta la società. Il mio pensiero è che in generale, da molti decenni, l’idea della formazione dei minori, dei giovani, non è ancorata al principio di responsabilità individuale e si è pertanto restii a trattare un comportamento negativo come deve essere trattato.  

 

Ciò cosa comporta?
 

Anche obblighi basilari di un minore negli istituti penali minorili vengano tranquillamente omessi senza che lui ne senta nessuna conseguenza. Questo è un elemento che lo conferma in una scelta di non adeguamento all’ordinamento. La verità è che non abbiamo mai avuto una statistica realistica su quante delle persone che vanno in esecuzione penale minorile, con questi canoni finora utilizzati, si siano poi allontanati dal mondo del crimine. 

 

E perché mancano questi dati?
 

C’è la riservatezza dei dati sui minori e probabilmente anche perchè non c’è il desiderio di mostrare che quello che passa per un modello ottimo abbia anch’esso le sue falle. Con tutto ciò bisogna comunque ricordare che, come deve essere, nel nostro sistema è estremamente minoritario il ricorso alla detenzione: al 28 giugno c’erano 581 detenuti negli Ipm, nelle comunità 1.154 e se si guardano i minori seguiti dalla giustizia minorile – con misure che si vivono sul territorio anche congiuntamente all’ente locale – erano 16.614.  

 

Cosa ne pensa delle notizie, che si susseguono frequentemente, di ritrovamento e sequestri di droga e cellulari entrati in carcere?
 

Questo costituisce oggetto di procedimento penale e testimonia una da un lato una continua attività di vigilanza da parte del personale del corpo di polizia penitenziaria e dall’altro le difficoltà di filtrare attraverso tutte le porosità che il nostro sistema penitenziario ha e che non può non avere perché è un sistema aperto alla società. Il fenomeno va ovviamente controllato e represso come tutte le violazioni di legge. 

 

Ci sono state diverse polemiche sulla relazione del Garante al parlamento per il ritardo con cui e’ stata pubblicata e per l’assenza di dati aggiornati. C’è chi ha denunciato poca trasparenza rispetto ai rapporti sulle visite effettuate. Come replica a queste critiche?
 

Le vicende di questo organo che hanno portato a elaborare la relazione al Parlamento più tardi nel 2024 e a presentarla solo qualche mese fa, sono conosciute. La Relazione, riferita al 2024 è stata integrata dai dati del 2025 e si collega alla più ampia e costante azione di reporting svolta dal Gnpl al termine di ognuna delle attività di sua pertinenza e inviata riservatamente alle amministrazioni competenti. Un tema diverso è la questione sul rapporto fra le visite effettuate e la pubblicazione dei rapporti: noi abbiamo fatto una ricognizione dalla fondazione di quest’organo in poi, facendo notare che in realtà questa prassi c’è sempre stata. Abbiamo molte visite negli istituti che poi non si concludevano con nessuna raccomandazione, nulla da pubblicarsi. Va pure detto che alcune delle visite si concludono con interventi individuali che ovviamente non hanno ragione di essere pubblicati per la stessa riservatezza della questione. Comunque possiamo sperare che vi sia una più rapida emanazione della raccomandazione: il lavoro interno che occorre fare per arrivare a una relazione, a una raccomandazione ben gestita e alla sua pubblicazione non è poco e le risorse qui presenti sono piuttosto poche. 

 

Sono aumentate le competenze del garante anche rispetto al tema immigrazione e ai rimpatri forzati.
 

Il Garante è incaricato del monitoraggio dei rimpatri forzati e per questo già da alcuni anni ha seguito una serie di progetti ‘Fami’, con l’ultimo ‘Rimpatri forzati e tutela dei diritti’, ha curato la formazione di un numero piuttosto elevato di monitor esterni che possono accompagnare i voli aumentando la potenza di monitoraggio al fine di prevenire e verificare che queste operazioni si svolgano nel rispetto dei diritti fondamentali delle persone espatriate. Questo è il nostro compito, l’organo sta cercando di coprire la totalità dei voli e devo dire che sotto questo profilo il ministero dell’Interno è particolarmente interessato alla nostra presenza, della quale anzi ci è assai grato. (di Sara Di Sciullo) 

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