Plusvalenze da brividi, dal 2010 Percassi ha prodotto centinaia di milioni di ricavo
La cessione di Palestra al Chelsea è solo l’ultima di un lungo elenco: tutto cominciò da Guarente nel 2010. Dalla compravendita di calciatori al settore giovanile che produce talenti, come funziona e come si finanzia il modello di calcio dei Percassi.
In principio fu Tiberio Guarente. Scorrendo all’indietro l’era Percassi all’Atalanta, la cessione al Siviglia del centrocampista nato a Pisa ma cresciuto calcisticamente a Bergamo, è la prima plusvalenza del club nerazzurro legata a un prodotto del proprio vivaio sotto la gestione dell’attuale presidente. Servirono solo 13 giorni per il primo affare di mercato in uscita, considerando che il 4 giugno 2010 si insediò la nuova proprietà e il 17 giugno diventò ufficiale l’operazione. Sedici anni dopo, quasi negli stessi giorni, è attesa ora quella più alta: la cessione di Marco Palestra al Chelsea, infatti, rappresenta l’apice (quantomeno finora) di una strategia ben definita, che continua a funzionare e permette corposi incassi per il bilancio atalantino.
Da Guarente a Palestra

Se infatti la cifra complessiva dei guadagni dal player trading nell’era Percassi si avvicina al miliardo di euro (circa 898 milioni prima delle cessioni dell’esterno e di Ederson, che porteranno altri 95 milioni), poco meno della metà è riferita a chi è cresciuta a Bergamo. Se Guarente è il primo in ordine cronologico, come detto Palestra è al tempo stesso l’ultimo nelle tempistiche ma il primo per gli incassi: l’affare, in attesa dell’ufficialità, varrà infatti circa 55 milioni di euro, cifra che da sola vale la più alta plusvalenza della storia dell’Atalanta superando i 53,2 milioni incassati per Hojlund dal Manchester United. Ma non è finita qui, perché il futuro potrebbe riservare altri incassi per i bergamaschi, considerando i bonus e il 10% previsto sulla rivendita. Tema su cui spesso il club ha potuto spalmare una fetta di guadagni, visto che sono molti gli affari così strutturati.
Gli affari con l’Inter

Basti pensare che il secondo affare più remunerativo per la società per i giocatori del vivaio è stata la cessione di Alessandro Bastoni all’Inter. Trattativa strutturata in maniera particolare: la plusvalenza era stata solo di 10,6 milioni di euro, ma tra bonus e ben 15 milioni per anticipare la conclusione del prestito (i nerazzurri milanesi, dopo l’acquisto, l’avevano lasciato in prestito biennale a Bergamo), l’operazione complessiva è valsa ben 39,6 milioni per le casse dell’Atalanta. Struttura simile a un’altra trattativa con l’Inter, quella per Roberto Gagliardini, con 20,4 milioni di plusvalenza e un valore totale di 29,9 milioni di euro, quarto affare più remunerativo per i bergamaschi. Sul terzo gradino invece una operazione più classica, con Dejan Kulusevski ceduto alla Juventus per 35,3 milioni complessivi.

Fortune varie per le altre grandi cessioni: Amad Diallo (27,4 milioni di euro totali) vive alterne fortune al Manchester United, mentre sia Andrea Conti (22,9 milioni dal Milan) che Mattia Caldara (18,9 milioni dalla Juventus) sono stati fermati da notevoli e ripetuti infortuni. Musa Barrow (16,6 milioni dal Bologna) non ha rispettato le attese, ma ora continua a segnare in Arabia Saudita, mentre Alessandro Ruggeri è diventato subito protagonista all’Atletico Madrid (16,2 milioni) e, per chiudere la top ten, Roberto Piccoli (13,4 milioni dal Cagliari) sta cercando spazio dopo una annata difficile con la Fiorentina. Scorrendo l’elenco dei migliori affari atalantini, compaiono anche nomi come Caleb Okoli (13,2 milioni dal Leicester) e Mattia Colpani (11,3 milioni dal Monza) in epoca recente oppure Manolo Gabbiadini (9 milioni dalla Juventus) e Giacomo Bonaventura (4,9 milioni dal Milan) guardando più indietro.
Quanto vale il vivaio

In totale, così, il settore giovanile ha garantito per l’Atalanta non solo risultati in campo (considerando che tanti dei nomi in questione hanno contribuito notevolmente), ma anche a livello di bilancio: dal 2010 si parla infatti di circa 400 milioni di euro incassati grazie alle cessioni dei giocatori del vivaio, con una media di poco meno di 24 milioni l’anno. L’altra metà degli incassi dal mercato arrivano dai big esplosi in nerazzurro, ultimi Ederson e Lookman, che hanno contribuito alla crescita economica della società: gli 898 milioni di euro incassati dal player trading dal 2010 infatti sono valsi il 35% del fatturato per l’Atalanta.
I costi nel corso degli anni sono cresciuti, ma sempre tenendo l’equilibrio sotto controllo: nel bilancio 2024/25 infatti il costo della rosa tra ammortamenti e stipendi lordi era pari a circa il 45% del fatturato, nettamente inferiore rispetto anche alle dirette competitor. Motivo per cui i bergamaschi si apprestano a chiudere un altro anno con fatturato oltre i 300 milioni di euro e bilancio in utile, cosa che avviene continuativamente dal 2016, considerando che al 31 marzo 2026 nella terza trimestrale i ricavi erano 273 milioni e il risultato netto positivo per 42,3 milioni. E le cessioni di Ederson e Palestra contribuiranno a proseguire la striscia, nonostante la partecipazione alla meno remunerativa Conference League rispetto alla Champions League del 2025/26. In attesa di scoprire chi potranno essere i nuovi Palestra. Fonte Gazzetta
