Dimore storiche da patrimonio a risorsa economica, a Roma assemblea Asdi
(Adnkronos) – Il patrimonio culturale italiano rappresenta un potenziale volano economico, ma perché questo possa accadere, è necessario che la collaborazione fra pubblico e privato sia supportata da strumenti efficaci, in primis da un quadro normativo adeguato. È uno dei messaggi che riassumono quanto emerso in occasione della 49esima Assemblea dell’Associazione Dimore Storiche Italiane (Adsi), dal titolo “Patrimonio privato, valore pubblico: il ruolo delle dimore storiche per il sistema Paese”, tenutasi oggi al Teatro Argentina di Roma.
All’incontro, presieduto dalla Presidente di ADSI, Maria Pace Odescalchi, hanno preso parte Francesco Lollobrigida, Ministro dell’Agricoltura, Carlo Nordio, Ministro della Giustizia, Maurizio Leo, Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giorgio Mulè, Vice Presidente della Camera dei Deputati, Maurizio Lupi, membro della II Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, Massimo Garavaglia, Presidente della VI Commissione Finanze del Senato, Irene Manzi, membro della VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati, Antonio Calabrò, Presidente Museimpresa, Don Alessio Geretti, già responsabile eventi d’arte Giubileo 2025 per la Santa Sede e curatore delle mostre di Illegio, Massimiliano Giansanti, Presidente Confagricoltura, Renata Cristina Mazzantini, Direttrice GNAMC Roma, Francesco Spano, Direttore Federculture, Giorgio Spaziani Testa, Presidente Confedilizia e Flavio Valeri, Vicepresidente Nazionale FAI.
I dati del VI Rapporto dell’Osservatorio sul Patrimonio Culturale Privato confermano il ruolo economico e sociale delle dimore storiche in Italia:circa 46.000 beni culturali privati distribuiti su tutto il territorio nazionale, quasi il 30% nei comuni sotto i 5.000 abitanti, dove sono presidi culturali e identitari; il 60% genera valore diretto attraverso attività nei settori del turismo, della cultura e dell’agricoltura, contribuendo anche all’occupazione giovanile; nel 2024 oltre 35 milioni di visitatori, grazie anche alle più di 20.000 realtà che promuovono eventi e aperture al pubblico; sul fronte della manutenzione, l’85% degli interventi è autofinanziato, con una spesa media superiore a 50.000 euro annui per bene; gli investimenti in restauri hanno raggiunto 1,2 miliardi di euro per gli interventi straordinari nel 2024 e oltre 1,9 miliardi complessivi, pari a più del 10% della crescita del PIL registrata nel 2023; oltre 10.000 dimore sono pronte ad ampliare le proprie attività in presenza di un contesto normativo più favorevole.
Nel corso del dibattito è stata sottolineata la necessità di rafforzare la collaborazione tra istituzioni pubbliche e private, che perseguono lo stesso obiettivo di salvaguardia del patrimonio culturale italiano, perché possa realizzare il suo potenziale di volano economico a fronte di investimenti supportati da strumenti stabili e continuativi. Tra questi l’estensione dell’Art Bonus ai beni culturali privati, gestiti da fondazioni o realtà del terzo settore, renderebbe più sostenibili gli investimenti in manutenzione, restauro e valorizzazione, con ricadute positive sulle filiere collegate e sull’occupazione nei territori.
Si è discusso inoltre della proposta avanzata da Federculture di razionalizzare e armonizzare l’Iva per i restauri e le attività nel settore culturale, rendendo più equa e favorevole l’imposizione rispetto ad altri Paesi europei. Nel caso delle dimore storiche, ciò riconoscerebbe la funzione pubblica di beni custoditi da privati che sono parte attiva delle comunità locali, attraverso aperture al pubblico, attività turistiche, eventi culturali e iniziative di interesse collettivo. Il dibattito, moderato da Andrea Ducci, si è articolato lungo due direttrici principali: da un lato, i modelli di gestione e sviluppo delle dimore storiche, sempre più centrali nel coniugare tutela e valorizzazione; dall’altro, il tema della fiscalità e dell’impatto economico, con l’obiettivo di individuare strumenti in grado di sostenere gli investimenti e rafforzare il contributo del patrimonio culturale privato al sistema Paese.
“Le dimore storiche sono oggi parte integrante del nostro sistema Paese, non solo per il loro inestimabile valore culturale, ma anche per il contributo concreto che offrono ogni giorno ai territori”. ha dichiarato Maria Pace Odescalchi, presidente dell’Associazione Dimore Storiche Italiane. “Creano occupazione, sostengono intere filiere produttive – dal restauro e dalla manutenzione, all’agricoltura e all’enogastronomia di qualità – e promuovono un turismo responsabile che riscopre le aree interne e i centri minori, custodi della nostra identità e memoria”.
L’evento è stato anche occasione per la proclamazione dei vincitori della VII edizione del Premio Tesi di Laurea Adsi, promosso dall’Associazione a supporto dei giovani studiosi che scelgono di dedicarsi allo studio e alla valorizzazione dei beni culturali privati: il primo premio è andato agli architetti Elena Rizzico e Alessandro Piacentini, del Politecnico di Milano, per la tesi “Palazzo Franco a Vicenza. Prospettive metodologiche per il recupero e la valorizzazione”. Il secondo è stato assegnato all’architetto Nicola Gigli, per la tesi “Architettura rurale dell’Appennino reggiano: identità, conoscenza, missione”, mentre il terzo premio è stato attribuito alla dottoressa Concetta Sidoti Abate, dell’Università degli Studi di Palermo, per la tesi “Case museo e genius loci, promozione e valorizzazione culturale di un territorio – un caso studio: Villa Piccolo di Calanovella a Capo d’Orlando”.
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