Conte o Allegri in Nazionale? Capello: “Servono sentimento e responsabilità”

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Antonio Conte e Massimiliano Allegri sono indicati come i principali candidati per la panchina della Nazionale, attualmente allenatori di Napoli e Milan. Fabio Capello riconosce il loro valore dicendo: “Che dire, sarebbero due grandissimi candidati”. I numeri confermano il loro livello: tra gli allenatori italiani in attività, solo Ancelotti e Mancini hanno vinto più titoli. Limitandosi agli scudetti, Allegri è primo con sei e Conte secondo con cinque, senza contare la Premier League vinta con il Chelsea. Tuttavia, Capello sottolinea la differenza del ruolo di commissario tecnico: “Tutto vero, anche se quello del commissario tecnico è un mestiere molto diverso”.

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Conte, però, lo conosce già.
E per lui sarebbe un punto a favore. Nel caso tornasse sulla panchina azzurra, saprebbe già cosa lo aspetta, anche se ovviamente lo scenario è cambiato rispetto a dieci anni fa”.
Allora non sapevamo che avremmo mancato l’accesso a tre Mondiali consecutivi…
“Infatti. Peggio di così è praticamente impossibile fare, abbiamo toccato il fondo”.
Per Allegri quella da ct sarebbe una nuova avventura.
“Max è un tipo sveglio, ci metterebbe poco a capire il meccanismo. Ma è chiaro che un minimo di tempo gli sarebbe necessario”.
Cosa cambia davvero tra fare l’allenatore di un club e il selezionatore della Nazionale?
“Non hai il rapporto quotidiano con i calciatori. E la cosa non è banale, perché hai meno controllo su cosa succede durante l’anno. Dagli infortuni allo stato di forma dei vari elementi, vivi tutto dall’esterno fino a quando i calciatori non sono in ritiro a Coverciano”.
Allegri ha la fama di essere un ottimo gestore: per lui sarebbe un problema non vivere la quotidianità?
“Non credo, sarebbe semplicemente differente. Come ho detto, Max è intelligente e capirebbe in fretta come muoversi. Chiaro però che all’inizio per lui sarebbe una novità, mentre per Antonio no. Allegri, invece, ha qualcosa in più a livello comunicativo e da ct è un aspetto molto importante. In passato, Conte è stato in alcune occasioni meno diplomatico”.
Come valuta la prima esperienza di Conte con l’Italia, nel biennio 2014-2016?
“Positiva, fece sicuramente un Europeo all’altezza. Ma c’erano anche altri giocatori”.
Buffon, Barzagli, Bonucci e Chiellini non ci sono più.
“E non c’è più un vero blocco di una squadra in Nazionale. In parte abbiamo quello dell’Inter, ma non così nutrito come capitò in passato”.
Bisogna creare subito una base di giocatori, possibilmente puntando sul blocco di una squadra del campionato nazionale.
È così importante avere un gruppo che arriva da un unico club?
“Guardi, è il primo consiglio che darei a qualsiasi ct: bisogna creare subito una base di giocatori, possibilmente puntando sul blocco di una squadra del campionato nazionale”.
Vedendo la Serie A, non sembra un’impresa facile, però.
“Lo so bene, le nostre difficoltà attuali nascono anche da qui. Il livello dei calciatori italiani è sceso e anche i club fanno fatica. Così, per un selezionatore il compito è molto complicato”.
Ma se lei fosse amico di Allegri o Conte, consiglierebbe loro di accettare l’eventuale offerta della Nazionale?
“La panchina dell’Italia non si prende o rifiuta per mere logiche di convenienza. È qualcosa che devi sentire dentro, perché quando parte l’inno di Mameli rappresenti il tuo Paese e non sei semplicemente al servizio di un club come nelle altre panchine. Perciò non posso suggerire una o l’altra cosa, è tutto strettamente personale”.
Lei tiene molto alla Nazionale, ha il cruccio di non averla mai allenata?
“Potevo, avevo ricevuto l’offerta azzurra. Ma in quel momento non me la sentivo e perciò rifiutai”.
Se ne è pentito?
“No, perché la Nazionale è questione di sentimento e responsabilità e se in quel preciso istante non sentivo di potermi mettere a disposizione sarebbe stato sbagliato farlo e accettare”.
Per allenatori dello status di Conte o Allegri sarebbe un rischio prendersi l’incarico?
“Allora non ci siamo capiti, il ragionamento da fare è se sentono dentro il fuoco di risollevare gli azzurri o meno. E quindi portare il peso della responsabilità. Anche se, me lo lasci dire, peggio di quello che abbiamo visto negli ultimi anni sarebbe difficile fare”
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