Capello allarma il Napoli: “Copenaghen pericoloso. Conte? In Europa fatica a far rendere la squadra”

Questa l'intervista rilasciata da Fabio Capello alla Gazzetta dello Sport

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Conte? So già che domanda vuole farmi… Che in Champions fa poca strada”. Fabio Capello capisce subito quale sarà uno dei temi principali della discussione dopo la sconfitta del Napoli a Lisbona contro il Benfica, che mette a rischio la qualificazione della squadra di De Laurentiis ai playoff. Ma, soprattutto, conferma una curiosa allergia del tecnico salentino alla massima competizione europea: 2,21 punti di media a gara in Serie A in questa stagione e 1,17 in Champions. Che si alza, ma non troppo, nelle 48 partite disputate sulle panchine di Juventus, Chelsea, Inter, Tottenham e Napoli nella coppa più prestigiosa: 1,38 punti a match. Una differenza troppo grande per essere soltanto frutto del caso.

Nato nel 1946, ex centrocampista, da allenatore, ha vinto 4 scudetti da calciatore e 7 da allenatore, a fronte di una sola Champions League.
Capello, come spiega questa diversità di rendimento?
“Forse non riesce a trasmette ai giocatori quella serenità e quella forza come in campionato”.
Non può essere anche una questione di stile di gioco?
“Non credo: se domini in Italia o in Inghilterra, campionato in cui Conte ha vinto, vuol dire che qualche cosa di positivo lo dai a livello di sistema di gioco. Secondo me è più un discorso psicologico”.
Spieghi pure.
“Quando giochi nelle coppe europee devi essere convinto della tua forza, trovare una certa serenità e prenderti dei rischi senza avere paura di osare. Forse Antonio, guardando i risultati che ottiene in Europa, questo alla squadra non riesce a trasmetterlo”.
Secondo lei il Napoli rischia di non qualificarsi per i playoff?
“Il Copenaghen, che sarà il prossimo avversario degli azzurri, l’ho visto mercoledì sera ed è una squadra da prendere con le molle, ma Conte ha una squadra di qualità e deve solo recuperare i calciatori infortunati. Se giocano sempre gli stessi diventa difficile: dovresti sempre trovare la partita perfetta di tutti quelli che sono in campo. Anche dopo la sconfitta contro il Benfica il tecnico ha ammesso che la difficoltà è stata soprattutto fisica, per mancanza di alternative in rosa”.
 
Se fosse nel Napoli, dunque, non sceglierebbe di concentrarsi su un unico obiettivo tra campionato e Champions?
“No, assolutamente, anzi: al Da Luz avrebbe dovuto fare di tutto per vincere la partita e ipotecare la qualificazione ai playoff perché il prossimo turno si giocherà a gennaio e nel frattempo Conte avrebbe potuto recuperare dei giocatori. E non dimentichiamoci anche che non si può rinunciare alla Champions anche per questioni economiche”.
In generale, secondo lei, perché le italiane hanno problemi nel gestire il doppio impegno?
“Nell’ultima giornata ho visto che abbiamo sofferto il ritmo delle avversarie. L’Inter, per esempio, pur meritando il pareggio, contro il Liverpool è andata in difficoltà a livello di aggressività. Inoltre, forse le altre squadre hanno rose più attrezzate delle nostre: il Manchester City, per esempio, contro il Real Madrid a 20′ dalla fine ha tolto Haaland e Foden, che sono quelli che lo stanno trascinando, ma ha inserito due calciatori di altrettanta qualità (Reijnders e Marmoush, ndr). Infine, soprattutto le formazioni di Premier hanno un’abitudine diversa dalle nostre a gestire il doppio impegno e fanno meno fatica a recuperare, perché sono abituate a giocare sempre a ritmo molto alto, quindi quando giocano con un andamento leggermente più basso già sono pari al nostro massimo”.
Non crede che incida anche la formula della Champions? Con i playoff allargati alla fine c’è sempre una possibilità di recuperare e questo, magari, può incidere a livello psicologico…
“Penso di no: il problema mentale esiste solo quando pensi di giocare, come ha fatto la Juve contro il Pafos, convinta che un gol alla squadra di Cipro alla fine lo si farà. E questa è la cosa più difficile per un allenatore: stimolare i calciatori a giocare ogni partita come se davanti avessero sempre il Psg, il Real Madrid, il Barcellona o il Manchester City. Può succedere in Europa, ma, al contrario, anche in campionato: l’Atalanta, per esempio, dopo due belle partite contro Eintracht e Fiorentina ha affrontato il Verona con superficialità e ha preso tre gol”.
In Champions, però, la squadra di Palladino è la migliore delle italiane…
“Contro il Chelsea è stata l’unica è stata l’unica che ha giocato alla pari come dinamismo, intensità e attenzione rispetto all’avversario per tutti i novanta minuti. È vero, ha avuto problemi in campionato, ma in Europa si esalta perché ha questo modo di giocare al quale noi forse adesso in Italia ci siamo un po’ abituati, ma che alle squadre straniere dà fastidio. Credo che possa arrivare tra le prime otto, perché ha la mentalità da coppa: giocare in Champions le viene quasi facile”.
L’Inter ce la farà ad evitare i playoff?
Io credo tanto alla squadra di Chivu: mi dà fiducia. nelle ultime due partite di Champions, è stata sfortunata: a Madrid ha regalato un gol negli ultimi minuti per disattenzione e contro il Liverpool non meritava di subire quell’ingiustizia arbitrale. Certo, l’Arsenal, contro cui giocherà la prossima partita, è assolutamente l’avversario più difficile da affrontare”.
Cosa dire, infine, della Juventus? I playoff sembrano quasi raggiunti, ma ha sofferto anche contro il Pafos…
“Nel primo tempo non mi è sembrata una squadra competitiva contro un avversario che, ai tempi, non avrebbe dato nessuna preoccupazione a nessuna squadra italiana in Champions. Contro il Benfica a gennaio, visto come difendono le squadre di Mourinho e le difficoltà di quella di Spalletti a realizzare sarà una bella sfida. Ma soprattutto, come ho detto mercoledì sera a Luciano, hanno avuto tante difficoltà a difendere ed era successo anche a Napoli. Da qui a gennaio, comunque, avrà tempo per lavorarci”.
Fonte: Gazzetta dello Sport
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