F. Vettosi, analista finanziario: “Ricavi dello stadio sono investimenti che non hanno ritorni”

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A Radio Napoli Centrale, è intervenuto Fabrizio Vettosi, analista finanziario: “Sono anni che parliamo degli impatti economici dell’operazione Cristiano Ronaldo, ho trovato un’e-mail in cui spiego che, in un’azienda normale, l’atto di gestione di quell’investimento è quel classico atto in cui si concretizza la mancanza di dirigenza da parte dell’amministratore e quindi sarebbe passibile di un’azione di responsabilità. Sto ricevendo diverse telefonate in cui mi chiedono come ho fatto a prevedere la situazione Juventus, la mia risposta è sempre che non c’è bisogno di leggere un libro, ma analizzare i bilanci. Non è una conseguenza dell’investimento Cristiano Ronaldo, perché anche senza di lui era precario e squilibrato. Ne parlavo nel 2015 alla Federico II dove partecipò anche Marco Fassone e rappresentavo il fortissimo squilibrio economico-finanziario che si prospettava guardando il bilancio di lì in avanti, per una serie di scelte sbagliate. Un altro investimento scellerato è stato quello di Higuain. C’è da fare una precisazione: la Juventus ha redatto dei bilanci in maniera non vera, non chiara e non corretta. Mi fa piuttosto ridere che qualche giornalista citi come garanzia futura dei personaggi che non possono esserlo. Non è possibile mettere a capo di aziende così importanti e complesse una persona come Chiellini o Christillin, un ultras vestita con tailleur- Non ci trovo niente di esperto in lei, qualcuno magari trova queste caratteristiche, oltremodo non sono indipendenti, sono storicamente legate alla famiglia, all’attuale socia di maggioranza. Nel 2021, leggendo il bilancio della Juventus in cui c’era un margine operativo lordo di 10 milioni di euro in 5 anni, ne ha distrutti ben 694 milioni negli ultimi 5 anni. Un mese e mezzo fa, osservavo che sono state realizzate 30 milioni di plusvalenza allocate quasi tutte in 3 signori: Petrelli Elia e Portanova Manolo – di cui apprezziamo molto il papà – col Genoa e Tongya col Marsiglia. Nel momento in cui vedo ceduto Rovella per 25 milioni di euro, Sturaro, mi domando se è vero che non si può, da un punto di vista sportivo, determinare il valore di riferimento di un calciatore. Non è vero, si possono prendere come riferimenti il mercato. Nel momento in cui vedo scambiato un calciatore che oggi gioca in Nazionale, un 2000 che ha già quasi 100 partite in Serie A e viene valutato 15 milioni di euro, vorrei capire come fanno ad essere valutati 25 milioni Rovella e 7-8-9 milioni gli altri. Questi argomenti, qualche volta, sia con il Genoa che con Fabio Paratici ne abbiamo parlato. Paratici mi ha detto la frase classica: ‘Questo è il mercato’. Proposta di Bellinazzo? Secondo me bisogna fare un’altra cosa che sostengo da anni. Bisognerebbe eliminare il vincolo alla prestazione sportiva, così facendo non esisterebbe più il diritto immateriale del calciatore, il famoso ‘cartellino’, sarebbero solo lavoratori subordinati. In questo modo, il calciatore è un lavoratore subordinato, senza un finto mercimonio. In questo modo non ci sarebbe la problematica di valutare il cespite. Il calcio è autoreferenziale. La problematica delle plusvalenze è emersa nel 2002 quando Lazio, Roma, Fiorentina e Parma gonfiarono i bilanci e fu fatto un decreto che si chiamava impropriamente ‘spalma debiti’. In base a quel decreto fummo capaci di inventarci una cosa incredibile: le aziende avevano un maggior valore dei calciatori, una norma consentiva questo valore acclarato da una perizia di un terzo indipendente, di spalmarlo in 10 anni inventandoci una regola che permettesse che le perdite diventassero attivi spalmati in 10 anni. Successivamente ci è stato consentito di spalmarli in 5 anni. Abbiamo una norma che, già in passato, ha cercato di salvare il calcio con un decreto palesemente irrazionale. Qualche tifoso del Napoli, anni fa, mi diceva di guardare alla Juventus come modello e come stile. Il tifoso del Napoli è così masochista che riesce a condividere dei valori con la Juventus. Finalmente qualcuno capirà che il problema del calcio non sono i ricavi, perché il calcio italiano più di questo non può fatturare, ma sono i costi e anche quanto detto da De Laurentiis stamattina, cioè che non servono le norme, ma il controllore che fa rispettare le norme. Servono controllori indipendenti ed efficienti che, fino ad oggi, non ci sono stati. Ricavi degli stadi? Non servono a niente, gli stadi sono investimenti che non hanno ritorno. Quante persone stanno andando allo stadio oggi? Gli stadi sono sempre pieni, la Juventus ha investito 154 milioni di euro nel suo stadio, che tra l’altro è stato costruito anche con un investimento minimale, visto e considerato che la Juventus è proprietaria del terreno dov’è stato costruito lo stadio. Pur pagandolo poco, la Juventus non ha avuto alcun ritorno dallo stadio. Il nostro Paese è talmente bello che il direttore generale del Borussia Dortmund, nessuno verrebbe in uno stadio a perdere del tempo o passare del tempo libero a consumare in uno stadio, resta fine all’evento sportivo. La Juventus è un caso molto raro che ha una frequentazione dello stadio che non dura 90’ ma un giorno e mezzo, ha una fascia di clientela di tifosi non stanziale, che arrivano da fuori e quindi, qualcuno non sapendo dove andare, si intrattiene nello stadio o nei servizi accessori. Settore giovanile? Sarei molto più favorevole. 20 milioni all’anno, come sostiene De Laurentiis, sono un po’ troppi. Credo che 4-5 milioni di euro bastino per una buona accademia, ho avuto la fortuna di essere ospite del Real Madrid e ho visto quanto hanno fatto. C’è un elemento, secondo me, che frena De Laurentiis e altri presidenti, che l’accademia, la formazione del settore giovanile, sono dominate da interessi, soprattutto al Sud Italia”.

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Fonte: Radio Napoli Centrale

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