Barbano: “Il capitano iraniano che sta con il popolo, certo che temo ripercussioni…”

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A Radio Napoli Centrale, nel corso di Un Calcio alla Radio di Umberto Chiariello, è intervenuto Alessandro Barbano, condirettore Corriere dello Sport: “Ho fatto un ragionamento molto realistico: non discuto che si potesse scegliere una destinazione diversa ed una serie di valutazioni preventive che andavano fatte, ma ci sono 8 stadi pronti, ormai è cominciato e godiamocelo. Contro il ‘nemico’ qualunque mezzo è utile per difendere la libertà, ma è anche vero che nella difesa della libertà c’è la convinzione che ci siano degli spazi franchi nella democrazia, che non è un regime totalitario, cioè la cultura e lo sport che devono essere liberi. La loro libertà è complice dei valori democratici che sosteniamo. Quanto ho scritto è che lo sport va offerto in dono al nemico, immagina gli Arabi che bel dono si sono trovati che hanno avuto il capitano della Nazionale iraniana che ha ammesso di stare col popolo. Ripercussioni? Certo che ne temo. Con tutto il mio ardore ho detto che la nostra libertà dipende dal coraggio di uomini come lui. Per quanto riguarda gli argomenti tecnici a favore del Mondiale, il primo è di natura logistica, gli stadi sono tutti vicini ed è possibile vedere anche tutte e quattro le partite in un giorno. C’è il vantaggio ambientale col clima che non è peggiore di quello del luglio coreano, brasiliano o europeo. Argentina-Arabia Saudita? Voglio ricordare che Maradona nel ’94 dopo una serie di disintossicazioni e problemi personali, faceva la differenza nonostante avesse l’età di Messi. Infantino? C’è questa convinzione destoricizzata di leggere la storia del Mondo come quella di un colonialismo rapace e feroce che porta sull’Occidente responsabilità immani. Colpevolizzarsi è il modo più semplice per assolversi, è mancato un senso della misura delle parole. Le leadership del calcio non brillano quasi mai per profondità di pensiero e congruità di parola. La libertà l’abbiamo inventata noi occidentali, il calcio l’abbiamo inventato noi occidentali e questa responsabilità la sentiamo come un dovere, non come un merito, perché dobbiamo sperare che questo modello universale per cui continuiamo a batterci diventi patrimonio di tutti”.

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